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i riflessi della pandemia 

Il vescovo Erio: «Curiamo le ferite degli adolescenti»

Paolo Seghedoni
Il vescovo Erio: «Curiamo le ferite degli adolescenti»

Monsignor Castellucci è intervenuto al convegno organizzato dal Csi «Stare insieme è un dono, dovremo ricordarglielo con lo sport e gli incontri»

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Paolo Seghedoni

«Un senso di sconfitta ci accompagna, siamo ammaccati e soprattutto i più giovani vivono questa situazione. Se fosse capitato a me di vivere a 15/16 anni un anno e mezzo di blocco, mi porterei dietro una grande ferita».

L’arcivescovo di Modena e vescovo di Carpi, don Erio Castellucci, ha usato queste parole partecipando alla Pasqua dello Sportivo promossa dal Centro Sportivo Italiano di Modena e Carpi. Un’occasione per parlare di giovani e, soprattutto, per fare il punto sulla situazione di ragazzi e adolescenti che soffrono particolarmente a causa delle restrizioni. Un tema che sta molto a cuore al vescovo, tanto che in diverse occasioni negli ultimi mesi lo ha affrontato pensando, ad esempio, agli episodi di disagio avvenuti anche nella nostra città e, più in generale, alle difficoltà di questa fascia d’età particolarmente vulnerabile: «Quello dell’adolescenza è il momento del debutto sociale, di vivere in pieno le amicizie, degli innamoramenti, del bisogno di stare con gli altri – ha sottolineato don Erio - L’adolescenza è un’età estroversa, ma quale impatto lascerà in loro questo tempo? Di certo una ferita che lascerà cicatrici, ma una ferita che può essere curata, anche attraverso lo sport e l’educazione. Non c’è una ferita tanto grande da non poter essere curata. E allora la presenza servirà per riscattare queste sconfitte: non possiamo dimenticare che la dimensione dello sport, dell’incontro, della fisicità è essenziale per la persona». Il vescovo ha proseguito sulla stessa falsariga, mettendo in evidenza anche come il mondo adulto dovrà intervenire per sostenere i giovanissimi: «Non dobbiamo perdere l’occasione per aiutarli a riscoprire che stare insieme è un dono. Non dobbiamo ripartire da dove eravamo, come se tutto andasse bene, ma come educatori dobbiamo aiutare i ragazzi a cogliere il valore del dono». Dopo qualche battuta a partire da un’intervista di Papa Francesco (“Lui giocava in porta perché non era bravo, io facevo il terzino ma mi minacciavano di mandarmi in porta! Correvo forte, ma poi ho capito che non ero fatto per il calcio e mi sono dato al pattinaggio e al tennis tavolo, dove mi difendo ancora”), don Castellucci ha concluso il suo intervento ampliando il ragionamento fatto a dirigenti del Csi e alle società sportive parrocchiali e non: «Lo sport ha anche la funzione di inclusione, di conoscenza, di allenamento al sacrificio. Non è solo un esercizio fisico, ma anche spirituale». La Pasqua dello Sportivo organizzata dal Csi di Modena e Carpi è poi proseguita con diverse testimonianze: dalla campionessa di ciclismo Rachele Barbieri all’atleta paralimpico di sci nautico Daniele Cassioli, fino al segretario della federazione italiana Cricket Kelum Perera. —

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