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Permessi di soggiorno, la stretta Impennata di rigetti e revoche

F.D.
Permessi di soggiorno, la stretta Impennata di rigetti e revoche

Nel 2020 bocciati in questura 2312 fascicoli. Salgono anche le espulsioni Presidio dei Si Cobas in prefettura per rivendicare maggiori tutele e attenzioni

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C’è stata una decisa stretta sui permessi di soggiorno e tutto quanto concerne gli extracomunitari in Italia. Sono sempre più i ricorsi ai giudici amministrativi del Tar contro i rigetti delle istanze avanzate in questura o le richieste di cittadinanza italiana per la prefettura. Ma sono soprattutto i numeri a certificare una situazione imposta anche dai provvedimenti governativi del recente passato.

Si pensi, ad esempio, ai permessi di soggiorni rilasciati. Vero che il 2020 è stato un anno complicato anche nell’organizzazione degli uffici Stranieri di questura e commissariati di polizia di Stato, ma si assiste ad un calo di oltre 7mila documenti rilasciati: erano 31754 quelli del 2019 contro i 24477 del 2020 (-22,92 per cento). Ma il dato più emblematico è probabilmente quello legato ai permessi di soggiorno revocati, archiviati e rigettati. Si assiste, infatti, ad un aumento del 307 per cento che portano a 2312 istanze negative contro le 567 dell’anno precedente.

Il trend è poi in linea con i provvedimenti di espulsione: tramite il prefetto sono stati 212 gli atti (nel 2019 erano 188), mentre il questore ne ha disposti 175 (+32,58 per cento) quando erano 132 l’anno prima. Sono invece crollati gli accompagnamenti alla frontiera, che imponevano uno sforzo enorme da parte dei poliziotti a fronte di un valore intrinseco minimo rispetto al tema dei migranti irregolari: nel 2019 furono 30 le persone portate ai margini dell’Italia mentre sono state appena 2 quelle nel 2020.

Ma la situazione degli extracomunitari è un tema che vede sempre molto partecipi i Si Cobas, che hanno tra i propri iscritti numerose persone provenienti dall’estero. E proprio il sindacato Intercategoriale ieri mattina si è radunato in presidio davanti alla prefettura di Modena per rivendicare condizioni migliori per gli stranieri.

«I lavoratori immigrati – hanno detto i sindacalisti Si Cobas – sui quali grava il peso e la fatica della produzione industriale e agricola del nostro Paese, che pagano di fatto le pensioni dei nostri anziani, sono stanchi dell'operato di Prefetture e Questure. Stanchi di aspettare mesi o anni un appuntamento, stanchi di vedersi chiudere le porte in faccia, stanchi delle ore di coda sotto la pioggia e il sole davanti alle questure, stanchi dei trattamenti umilianti a cui le procedure per i rinnovi dei permessi li sottopongono. Sono stanchi dei decreti Minniti-Salvini-Lamorgese. Stanchi di vedere loro connazionali affogare in mare per la colpevole inerzia delle istituzioni. Il ministero dell’Interno incamera miliardi di euro per svolgere servizi, senza però darli. I lavoratori e le famiglie sono stanche degli abusi, dei controlli umilianti, delle violenze». —

F.D.

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