Gazzetta di Modena

Modena

il processo a federico 

«Le donazioni al “Com” non erano liberali»

F.D.

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Mail, documenti e investigazioni: continuano le testimonianze dei carabinieri del Nas di Parma nel processo a carico di Massimo Federico, di alcuni suoi colleghi del Centro Oncologico Modenese e alcune cause farmaceutiche. Ieri è stata la volta di un brigadiere – altri due colleghi non hanno potuto testimoniare per impedimenti sanitari – che ha raccontato anche i collegamenti tra il professore e la Millennium Takeda, azienda che ritorna più volte nelle sperimentazioni che veniva fatte al Com.

Secondo l’investigatore ci sono elementi che andavano approfonditi a partire dal tentativo di accesso ispettivo da parte di personale tecnico del Policlinico, a cui Federico si oppose tanto che si arrivò a segnalare il caso in Procura.

Ma sotto i riflettori finiscono soprattutto le donazioni che confluivano sui conti delle associazioni collegate al Com tra cui la Fondazione italian Linfomi (Fil). Secondo l’accusa si tratta di “donazioni non liberali” ma collegate ad accordi tra il professore e le cause farmaceutiche.

Nelle varie mail, infatti, emerge una doppia donazione da 180mila euro («Di cui non abbiamo trovato alcun bonifico», precisa il testimone sollecitato anche dall’avvocato difensore di Federico, Antonio Di Pietro); ce n’è poi un’altra da 28mila euro che arriva dopo la richiesta di un contributo a cui fanno seguito vari ringraziamenti.

Per la difesa quei contributi sono invece collegati a sperimentazioni che al Com venivano eseguite anche attraverso la consegna gratuita di farmaci ma sempre nel rispetto delle normative, alla pari dei convegni a cui Federico veniva invitato ricevendo rimborsi spese e ospitalità. —

F.D.

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