Quella lettera che accontenta maschi e femmine
Il Comune inserisce la “e rovesciata” simbolo di parità di genere. Barcaiuolo (Fdi) non ci sta ma Pastore: «Solo polemiche»
CASTELFRANCO. «Da diverse settimane avete visto comparire in alcuni nostri post la schwa (una sorta di “e” rovesciata, ndr) a chiusura di alcuni termini usati. Di cosa si tratta?». Inizia così il messaggio social del Comune di Castelfranco che, effettivamente, è tra i primi in Italia ad utilizzare la famosa schwa. Doveroso, a questo punto, dare risposta alla domanda di cui sopra: «Il rispetto e la valorizzazione delle differenze sono principi fondamentali della nostra comunità e il linguaggio che utilizziamo dovrebbe rispecchiare tali principi. Ecco perché vogliamo fare maggiore attenzione a come ci esprimiamo. Ecco perché abbiamo deciso di adottare un linguaggio più inclusivo: al maschile universale (“tutti”) sostituiremo con la schwala “i” finale). Si tratta di una desinenza neutra. Questo non significa stravolgere la nostra lingua o le nostre abitudini, significa fare un esercizio di cura e attenzione verso tutte le persone, in modo che si sentano ugualmente rappresentate. È un passo importante verso uno dei nostri obiettivi: una società e una comunità inclusiva, equa e coesa».
La scelta ha scatenato il dibattito tra i cittadini e anche nel mondo della politica. Il consigliere regionale Michele Barcaiulo, in forza Fdi, ha esposto quali sono le sue perplessità: «La sinistra sta cercando di vuotare la nostra cultura a partire dalla lingua italiana, idioma dei nostri padri e di letterati divenuti pietre miliari in tutto il mondo. Credevo ci si sarebbe fermati alle storpiature al femminile per rimarcare ulteriormente come, per la sinistra, le donne siano da riconoscere soltanto con una desinenza o con le cosiddette quote rosa, invece di valorizzare e premiare le singole competenze e capacità individuali. Oggi siamo all’apoteosi del ridicolo e della mancanza di rispetto nei confronti della nostra storia».
Leonardo Pastore, assessore alla Comunicazione istituzionale del Comune: «Non abbiamo modificato e non modificheremo il linguaggio istituzionale. Chi rappresenta queste azioni in maniere folkloristica lo fa per strumentalizzare e basta. La nostra è un’azione simbolica che mettiamo in campo assieme ad altre concrete e capaci di toccare vari ambienti. Ci sono anche delle occasioni nelle quale occorrono dei simboli e questa è una di quelle. Proprio su invito del Consiglio abbiamo aderito al “Manifesto comunicazione non ostile”. Mi dispiace, ma davvero, che da destra ogni volta sentono parlare di diritti e di inclusione sociale vadano in fibrillazione e in confusioni. Peccato, perché non si va alle discussioni nel merito». —
E.B.
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