Gazzetta di Modena

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L’esperta 

«Il 40% dei caregiver rischia di andare in depressione»

Elena Pelloni

La dott. Simona Moscardini è uno dei referenti dell’Ausl rispetto al loro lavoro «Il Centro di Psicologia  è attivo per sostenerli»

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Elena Pelloni

Casi come quello di Franco Cioni e Laura Amidei portano alla luce la situazione in cui versano migliaia di famiglie che giorno dopo giorno affrontano la malattia. Non solo i pazienti: la cura di chi soffre spetta anche, e a volte soprattutto, ai parenti più stretti. Sono loro, i Caregiver, a farsi carico in modo gratuito del proprio caro malato. Per fare chiarezza, la Gazzetta si è rivolta a Simona Moscardini, Responsabile del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (Cdcd) di Pavullo, Coordinatore degli psicologi dei Cdcd dell’Ausl e uno dei 3 referenti Aziendali rispetto al lavoro dei caregiver.

In che percentuale i caregiver sono esposti a rischi psicologici?

«Le ricerche stimano che circa un 40% dei caregiver può andare incontro a depressione. Ma incidono fortemente anche la solitudine, sia fisica, come l’assenza di rete, che psicologica. Alle persone che escono dal mondo del lavoro viene assegnato un ruolo marginale nella nostra società. Sono dimensioni della vita quotidiana che sono state maggiormente esposte alla fragilità a causa della pandemia».

Che tipo di sostegno offre l’Ausl ai caregiver?

«Il Centro di Psicologia è attivo da diversi anni per garantire il benessere dei familiari che si prendono cura di una persona malata. Ci sono unità operative che si occupano dei malati e dei familiari: come la Psicologia ospedaliera, le Cure intermedie, le Cure palliative, i Cdcd».

Come si fa ad accedere a questi tipi di supporto?

«I principali invianti possono essere il geriatra, il medico di base o in generale lo specialista che ha in cura la persona malata. Ma è possibile anche autodenunciarsi. Una legge regionale mira a identificare il maggior numero di caregiver, incentivando le istituzioni a tenerne in considerazione i bisogni e a sviluppare azioni che vadano a soddisfarli».

Qualche esempio?

«Le pause sollievo permettono di ricoverare temporaneamente in struttura la persona malata, permettendo al familiare di essere sollevato dall’incarico. Oppure esistono corsi di formazione, in base ai diversi distretti. O iniziative ricreative come gli orti o la ginnastica».

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