«Settori in crisi tentati dai soldi dei clan»
Il giornalista Giovanni Tizian: «L’arrivo degli ingenti fondi del Recovery riguarderà infrastrutture molto sensibili»
Serena Arbizzi
«La perdita di liquidità provocata dalla pandemia porterà imprenditori in difficoltà a essere tentati dal prendere in prestito soldi dai clan. Purtroppo, lo Stato e le banche non saranno così rapidi a incanalare il denaro che serve e molti potrebbero cadere in questa trappola».
Giovanni Tizian, giornalista prima alla Gazzetta di Modena, poi a L’Espresso e ora a Il Domani, sotto scorta per oltre 8 anni per le minacce della mafia, sarà ospite, oggi alle 18.30, dell’incontro della Fondazione Casa del Volontariato on line sulla pagina Facebook e dal presidio carpigiano di Libera intitolato proprio al padre di Giovanni, Peppe.
Tizian, la mafia in che modo ha già piantato i tentacoli all’interno della pandemia e come li svilupperà?
«Come in tutte le grandi emergenze del Paese, che siano terremoti o dove ci sia da ricostruire, in ogni senso, le organizzazioni mafiose, già ben presenti nell’economia reale, partecipano alla ricostruzione. La pandemia, inoltre, ha sbilanciato completamente la società e l’economia. E l’enorme stanziamento di risorse del Recovery Fund, poi, riguarderà infrastrutture di settori molto sensibili. Questo è quello che potrà accadere. Quanto è accaduto, invece, durante la pandemia è che le organizzazioni mafiose sono entrate nel business, ad esempio, di mascherine, guanti, tute isolanti».
Quando, in particolare?
«C’è stato un momento, in Italia, in cui si faceva fatica a trovare i dispositivi di protezione individuale. In quei mesi si sono mossi interessi molto oscuri. Fra questi c’era anche la mafia. A ciò si aggiunge che la crisi economica e sociale della pandemia comporta grandi perdite di liquidità, soprattutto in settori come quello della ristorazione, l’alberghiero, il turismo, o anche l’edilizia, già “inquinati” pesantemente».
Lo svolgimento di Aemilia in questa regione ha risvegliato le coscienze e contribuito a far nascere i famosi anticorpi contro la criminalità organizzata?
«Ha scatenato sicuramente delle reazioni. Da un lato, mi ha colpito la percezione che rispetto al clamore di questo processo ci sia la volontà di non vedere alcuni fenomeni, emersi, invece, con Aemilia. Mi riferisco a rapporti che non sono stati puniti da processi e condanne, ad esempio tra professionisti o politici e mafiosi. Come si può accettare la frequentazione dei clan a dispetto della condotta etica? Come si fa ad accettare che quel politico continui a rappresentare un’istituzione?».
L’inchiesta “Perseverance” ha inferto un altro duro colpo alla ’ndrangheta.
«E si è visto il risvolto positivo di Aemilia. Come il muro opposto da Muzzarelli rispetto alle richieste per realizzare una sala Bingo a Modena. È un fatto che mi ha sorpreso positivamente: qualcosa si è sedimentato e ha fatto comprendere l’importanza di dire no. Quel gesto di Muzzarelli fa capire quanto poco basti per fermare la criminalità».
Quali sono i campanelli d’allarme per difenderci dalla mafia?
«L’informazione ha un ruolo centrale. Un cittadino ha il dovere di informarsi, allora sarà in grado di reagire traducendo la conoscenza in gesti pratici. Il ruolo di noi giornalisti è fortemente integrato alla comunità responsabile. Noi dobbiamo essere da stimolo ai cittadini per la formazione di una coscienza». —
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