Via Alassio all’ultimo atto Analizzato il profilo di Leonelli
La consulente della Procura «Ormai non è più pericoloso» La difesa: «Ma nel 2019 era accecato dalla gelosia» A metà maggio la sentenza
Si avvicina alla conclusione il processo sull’omicidio di via Alassio a Modena, quando Domenico Leonelli uccise la moglie 77enne Teresa Petrone.
A metà maggio è attesa la discussione e la successiva sentenza della corte d’assise, presieduta dal dottor Pasquale Liccardo con l’altro giudice Federico Maria Meriggi e i giudici popolari.
Ieri, di fronte al pubblico ministero Marco Niccolini e all’avvocato dell’88enne Leonelli, Jacopo Decaroli, hanno testimoniato specialiste sanitarie e consulenti. Una dottoressa del reparto di Diagnosi e cura dell’ospedale di Baggiovara, dove Leonelli venne ricoverato, curato e analizzato nei primi giorni post-omicidio, ha tratteggiato la personalità di un uomo comunque isolato.
Matilde Forghieri, consulente tecnica della Procura, che già aveva considerato l’uomo parzialmente in grado di intendere e volere durante l’incidente probatorio, ha invece ribadito che l’uomo ha svolto un percorso particolarmente positivo a Villa Igea e «ora non ci sono più condizioni di pericolosità sociale. Non credo possa ripetersi un caso analogo. Ha preso consapevolezza che un ritorno a casa è impossibile». Anche la consulente della difesa è entrata nel merito delle condizioni psicologiche di Leonelli, spostando però l’attenzione non alle condizioni attuali bensì a quella dei giorni dell’omicidio - avvenuto a luglio 2019 - ha voluto evidenziare come la gelosia fosse diventata un’ossessione per l’anziano marito. E ha aggiunto un’amara considerazione: «Se in occasione di un pugno rifilato alla moglie qualche mese prima, sempre per motivi di insofferenza e gelosia, si fosse agito diversamente a livello diagnostico, non ci sarebbe poi stato il resto». —
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