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criminalità organizzata 

Si pente il capo della ’ndrangheta emiliana

Francesco Dondi
Si pente il capo della ’ndrangheta emiliana

Il boss Nicolino Grande Aracri ha iniziato il percorso: tremano gli ultimi affiliati ancora liberi e i fedeli colletti bianchi 

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Francesco Dondi

I carabinieri del Reparto Operativo Nucleo Investigativo di Modena lo avevano tenuto monitorato per mesi. Lo avevano seguito in tutti i suoi affari economici emiliani e quelli dei suoi sodali, lo avevano fotografato mentre usciva dagli uffici della commercialista bolognese, Roberta Tattini e lo avevano inquadrato come il grande capo della ’ndrangheta emiliana nonostante in Aemilia abbia avuto un ruolo marginale. Ora gli stessi investigatori modenesi assistono con curiosità ai primi passi da collaboratore di giustizia di Nicolino Grande Aracri.

Da circa un mese “Mano di gomma” avrebbe infatti intrapreso il percorso con la giustizia, in particolare con Nicola Gratteri, capo della procura di Catanzaro. Si parla già di alcuni colloqui propedeutici avuti con gli investigatori, ma è logico ipotizzare che presto dovrà entrare nel vivo delle dichiarazioni se vorrà essere considerato realmente un pentito attendibile. Ecco perché la cautela è d’obbligo in questi casi: non vi è ancora alcuna certezza su cosa vorrà dire e ammettere Grande Aracri e soprattutto quali potrebbero essere le richieste per mettersi a disposizione dello Stato italiano per fare luce su 40 anni di criminalità organizzata, omicidi e affarismo tra Cutro e l’Emilia.

Ma la notizia del pentimento potrebbe avere una portata devastante per il clan egemone in Emilia Romagna e che voleva allungare prepotentemente le mani anche sulla provincia di Modena. Se il 62enne, da tempo rinchiuso nel carcere di Opera a Milano dove deve scontare diversi ergastoli, volesse parlare salterebbero gli ultimi fragili equilibri della ’ndrangheta nostrana, già messa a dura prova dalle dichiarazioni dei primi tre pentiti: Antonio Valerio, Salvatore Muto e Giuseppe Liperoti. Ma soprattutto le dichiarazioni di “Mano di gomma” potrebbero entrare ancora più in profondità nel mondo dei colletti bianchi, i professionisti che hanno affiancato e amministrato gli affari del clan, proponendo investimenti, creando società, trovando linee di credito e prestanome. Si tratta di quel mondo già emerso all’interno del processo Aemilia dove il boss è stato condannato a 6 anni e 8 mesi con rito abbreviato e sentenza passata in giudicato. Si è sempre detto che tutto ciò che accadeva tra Modena e Reggio gli veniva comunque comunicato e allora tanto vale attendere gli esiti degli accertamenti.

«Tecnicamente quando si prende una decisione del genere – aggiunge il suo avvocato Gregorio Aversa, che ha detto di non essere a conoscenza del pentimento – il passaggio al nuovo status di collaboratore viene comunicato nel corso della prima udienza utile. In questo caso viene assegnato anche un nuovo difensore, scelto da un albo d’ufficio».

«Le sue auspicabili dichiarazioni ai magistrati saranno decisive – ha aggiunto Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia – per chiarire le schifezze con la politica». —

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