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Smart working da incubo: parte la petizione per la fibra

Daniele Montanari
Smart working da incubo: parte la petizione per la fibra

Iniziativa senza precedenti in montagna: raccolta firme contro il gap internet Ad attivarla un prof dopo l’esperienza Dad: «Questo territorio discriminato»

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Daniele Montanari

Serramazzoni. Didattica a distanza e smart working stanno affondando il dito nella piaga, ampliando la distanza con gli altri territori: l’Appennino non è per nulla connesso, e sta restando indietro sulle nuove opportunità di istruzione e lavoro. La Gazzetta ha mappato la situazione nelle settimane scorse: solo Pavullo e Sestola nel Frignano (grazie agli operatori privati) e Palagano in val Dragone (per intervento di Open Fiber su bando pubblico) hanno la fibra “vera” (FTTC o FTTH) che garantisce velocità e stabilità di connessione. Gli altri quando?

Per smuovere le acque, da Serra arriva un’iniziativa senza precedenti: una raccolta firme per avere la fibra. Raccolta “vera”, con sottoscrizione fisica del documento per ora in tre negozi del centro: la “Cartoleria l’Astuccio” di Giorgia Malagoli, “Scarpe&Caffè” di Sonia Toni e “Amore Fantasia” di Fabio Reggianini. Ad attivarla non a caso un prof: il 46enne Rocco Colluto, che vive nel capoluogo e insegnando Geografia a Vignola in questo periodo di didattica a distanza ha toccato con mano i problemi: «La connessione è sempre difficoltosa con l’Adsl – racconta – con cali di segnale che in alcuni momenti rendono veramente difficile il lavoro: mi è capitato di vedere sparire dei ragazzi nel videocollegamento della lezione, e a me saltava la voce. Poi il segnale riprendeva, ma non possono essere queste le condizioni di lavoro in un momento in cui il web ha assunto un’importanza cruciale nelle nostre vite. E io sto in un capoluogo: come sta vivendo la situazione chi abita nelle frazioni? Mi hanno segnalato problemi molto seri anche nella gestione dello smark working, col collegamento nelle aziende per la gestione di programmi complessi».

La protesta muove, non a caso, anche da un’osservazione geografica: «A nord e a sud – osserva – confiniamo con Maranello e Pavullo, due comuni dove la copertura in fibra è già in percentuale molto alta. Serra con 8.400 residenti è il secondo comune più popolato della montagna e l’ottavo per estensione territoriale in provincia: un po’ di peso dovremmo averlo, invece siamo chiaramente discriminati. Si parla tanto di rilancio della montagna, ma che rilancio ci può essere con questo gap?».

Da qui la possibilità di far sentire la vox populi con questo documento, che parte dalla constatazione “che i lavori di realizzazione e potenziamento della rete iniziati su parte del territorio comunale sono ad oggi inspiegabilmente fermi”. E fa una riflessione: “Accumulare ritardo tecnologico significa privarsi di ciò che di buono il mondo moderno può offrirci. Significa crescere dei figli che avranno difficoltà a confrontarsi e collaborare con quelli che avranno avuto chance differenti”.

Sperando in un numero rilevante di adesioni anche tramite un allargamento dei punti di raccolta firme nelle frazioni, la petizione (che prevede due moduli di adesione diversi, per i privati e per le aziende) vuole essere strumento, non polemica: «Non è una raccolta firme contro il Comune, sia ben chiaro – nota – ma anzi per dare al Comune uno strumento di sollecito in più per fare pressione sugli enti, privati e pubblici, responsabili dei lavori sulla fibra. E quindi del ritardo che stiamo accumulando. In altre zone d’Italia questo tipo di azioni dal basso hanno ottenuto qualcosa, speriamo accada anche qui». —

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