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il “caso oncologia”  

«Volevo far crescere i giovani ricercatori»

Serena Arbizzi
«Volevo far crescere i giovani ricercatori»

Il prof. Federico respinge le accuse: «Non ho mai formato talenti per fare gli interessi delle case farmaceutiche»

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Serena Arbizzi

“Tristo è lo discepolo che non avanza lo maestro”. È riassunta in questa citazione di Leonardo Da Vinci l’essenza della deposizione spontanea effettuata nell’aula 3 del Tribunale di Modena ieri pomeriggio dal professor Massimo Federico, oncologo di chiara fama dell’università di Modena.

La deposizione è arrivata dopo un’udienza fiume in cui è stato ascoltato come testimone dall’accusa, rappresentata dal pm Marco Niccolini e dal maresciallo che ha svolto compiti di polizia giudiziaria nelle indagini. L’udienza è iniziata alle 10.15 di ieri fino alle 17: sono stati scandagliati con minuzia documenti relativi ai rapporti con le case farmaceutiche Roche e Celgene.

In aula, ieri, anche l’avvocato Lorenzo Muracchini, che rappresenta l’Azienda ospedaliero universitaria modenese, da anni parte civile nel processo, che ha presentato una richiesta di risarcimento. Ieri è stato inoltre assegnato l’incarico a un perito per ordinare e indicizzare i documenti del procedimento. Le accuse riguardano presunti casi di esperimenti irregolari che avrebbero procurato sovvenzioni all’oncologo modenese. Accuse respinte con forza dallo stesso Federico, difeso da Antonio Di Pietro, il popolare pm del pool Mani Pulite e dall’avvocatessa Mascia Cavalera.

Ed è su una sfaccettatura delle pesanti accuse che Federico ha voluto soffermarsi. In particolare, sulla conversazione telefonica dell’8 marzo 2012 tra lo stesso prof. e un’altra persona. Telefonata approfondita nell’udienza precedente da cui scaturisce una conclusione che il prof. smentisce nel modo più assoluto. «Il testimone ha riferito: “L’altro punto importante che si evince da questa conversazione (rispetto alla telefonata, ndr) è quello in cui il prof. Federico, parlando di giovani ricercatori inseriti nella Fil (Federazione Italiana Linfomi), sottolinea l’opportunità di fare crescere i giovani ricercatori perché possano diventare utili per le aziende farmaceutiche” – dice il prof. ripetendo un frammento dell’udienza precedente – Il testimone dice che la telefonata era molto lunga: ho verificato e sono sei minuti e 45 secondi. Posso chiarire che c’è stato almeno un equivoco nella conclusione».

Il prof. riporta la conversazione di allora: «La mia politica sarebbe quella di “svecchiare”, la Fil. Abbiamo quarantenni bravi, sarebbe ora di farli volare – aggiunge – Il mio spirito non era quello di proporre giovani perché facessero gli interessi delle aziende. Era quello di farli crescere. Nel 2012, appena diventato presidente della Fil, avevo creato un format: “Cantera dei linfomi”, e una tribuna dove mettevamo giovani a confronto con grandi esperti. Dopo alcuni anni ha avuto tanto successo che abbiamo iniziato a fare “l’album della Panini”, con le foto in sticker di questi ragazzi ed è un’attività che ora è riconosciuta a livello europeo. L’obiettivo di quella telefonata era: aiutiamo i giovani a crescere». —

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