Per il partigiano Enea l’ultimo saluto con la Brigata Ivano
Saverio Cioce
SOLIERA. Il tricolore della Brigata Ivano davanti alla bara e così pure per quello del’Anpi di Soliera, ricamato a mano dalle donne con il simbolo del partigiano combattente.
Il vessillo nazionale ha accompagnato per il breve tragitto il funerale di Enea Gibertoni, 92 anni, ormai ultimo testimone dei fatti della seconda guerra mondiale che lo videro tra i protagonisti nell’inverno del ’44, assieme alle formazioni partigiane che martellavano i nazifascisti dietro le linee.
A rendergli l’onore che si deve a un piccolo eroe silenzioso è stato in prima fila, e con la fascia tricolore, il sindaco solierese Roberto Solomita (nella foto). È stato l’unico, nella breve cerimonia del funerale, a prendere la parola per ricordarlo.
«Enea Gibertoni è stato segnato dall’esperienza della guerra, della clandestinità e dei combattimenti con i partigiani - ha sottolineato - Per lui quegli anni sono stati una scuola di vita e hanno formato il suo carattere, anche quando alla fine del conflitto c’era da ricostruire quello che era stato distrutto, le istituzioni e la vita civile. Credo che quelli come me che portano la fascia tricolore non dovrebbero mai dimenticare l’esempio di persone come lui. Sapete, per me è strano non averlo di fianco questo 25 Aprile: non è mai mancato una volta. Se dovessi descrivere il suo carattere in poche parole direi che lui, politicamente, si è sempre battuto per i diritti di tutti e non solo per quelli di una categoria o di una parte».
La voce del sindaco s’incrina un attimo quando conclude e fa cenno all’anziano signore con i capelli bianchi quando gli fa cenno di venire avanti con la bandiera bianca, rossa e verde della Brigata Ivano. Sopra ci sono 43 stellette, tante quanti erano i partigiani del distaccamento di Limidi. A poca distanza, sul muro della chiesa, la lapide che ricorda la mediazione del vescovo in quel 1944 quando le truppe tedesche rastrellarono sessanta abitanti e li misero contro al muro per fucilarli. Alla fine ci fu lo scambio di prigionieri e si salvarono tutti. Anche di quei fatti Gibertoni fu testimone e protagonista in prima fila.
«Pochi mesi fa Gad Lerner ha cercato di parlargli per avere la sua testimonianza da inserire nelle 500 interviste con cui si apre il sito “Noi Partigiani ” - dice Stellario Dugoni dell’Anpi di Soliera - Anch’io ho cercato di convincerlo ma lui, che pure ha parlato tante volte davanti ai ragazzi delle nostre scuole, non se l’è sentita. Diceva che non voleva diventare famoso e che altri lo meritavano più di lui». —
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