Gazzetta di Modena

Modena

«Così a Pavullo resistiamo alla crisi»

Mattia Vernelli

I commercianti hanno cali del 50%. «Ristori irrisori». Investimenti rimandati. «Si vive grazie alla presenza di fabbriche»

3 MINUTI DI LETTURA





Mattia Vernelli

pavullo. È il clima d’incertezza duraturo il vero flagello per il tessuto produttivo del paese. Tra chi chiude l’attività e chi resiste ai colpi della crisi, i commercianti tentano di barcamenarsi tra le direttive altalenanti del governo centrale. «Siamo fortunati ad essere un paese con molte fabbriche, perché ultimamente sono gli operai che mi prenotano le camere, non contiamo di certo sui turisti. –spiega Francesca Paladini dell’Albergo Corsini - Programmare nel medio-lungo periodo per chi ha un ristorante è diventato impossibile: qui bisogna comprare il vino, le paste fresche, la carne. Solo il tartufo, ad esempio, costa 500 euro al kg, e non puoi non farlo trovare sulle tavole per i clienti che vengono solo per quello; ma come si fa a fare investimenti simili in questo periodo?». Lo studio di Lapam sul numero di attività pavullesi fotografa un bilancio inevitabilmente in rosso: 68 le nuove imprese avviate quest’anno, contro le 74 cessate. Ma il calo è quasi fisiologico, il Covid ha soffocato situazioni già quasi segnate, come spiega Manuela Zamboni, presidente dell’Associazione di commercianti “Tutti per Pavullo”, e titolare della pelletteria “Parigi”. «Il calo c’è stato per tutti, ma il lockdown ha dato il colpo di grazia alle attività già in crisi e in difficoltà. C’erano forse troppi negozi, per via della liberalizzazione delle licenze. Resiste chi ha pochi dipendenti e poche spese. Le perdite per il mio settore si aggirano intorno al 20-30%». Aurora Zara del negozio di intimo “MutanderEros”, invece, afferma che «si lavora per pagare le spese. Addirittura ci sono pomeriggi che chiudo con zero vendite. Stiamo cercando di resistere. Il calo delle vendite nell’ultimo periodo supera di gran lunga il 50%. La zona arancione è paragonabile ad essere chiusi». Il passaggio in zona arancione, come rilevano tanti, non ha sollevato la situazione in paese, perché gli spostamenti tra comuni sono linfa vitale per tante attività. Ne è un esempio “Pasta fresca fatta a mano” che si affaccia in Via Giardini: «Puntiamo tanto sui clienti che arrivano dalla pianura nel fine settimana –spiega la titolare Teresa Giusti- perché il lavoro in centro storico è diventato davvero difficile: i clienti pavullesi sono calati drasticamente, quasi scomparsi. Ci riteniamo comunque fortunati, perché la vendita di generi alimentari sente meno la crisi». Tra i settori più in sofferenza c’è l’abbigliamento, che non trova nei ristori un efficace aiuto, anzi «parliamo cifre ridicole – sostiene Noemi Dessì del negozio Noe- praticamente non ci hanno dato nulla, non ci paghiamo neanche l’affitto con quei soldi. Capisco che non è semplice governare, ma se ci fanno chiudere devono aiutarci concretamente. Non vediamo davvero la luce, ci sentiamo dimenticati, noi come i ristoratori e tantissime altre aziende». Si guarda quindi al futuro, e agli investimenti slittati a causa della pandemia. L’albergo Corsini ha in serbo importanti ampliamenti: «Avevamo in programma la ristrutturazione dell’edificio, con tanto di nuovissimo dehor per apparecchiare fuori anche d’inverno, oltre che d’estate. Ovviamente se ne riparlerà una volta usciti da questa situazione, non vogliamo fare il passo più lungo della gamba». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google