Sportine alimentari: superata quota 5mila
È quanto emerge dal rapporto sulla povertà 2020: «Il Covid non ha fermato i volontari». Castellucci: «Grazie a tutti»
Stefano Sacchi
In questi giorni è stato presentato il rapporto sulla povertà del 2020: ciò che emerge è la voglia di aiutare più persone possibili, anche data la difficile situazione della pandemia. «L’impegno dei volontari non è mai venuto meno»: racconta suor Maria Bottura, direttrice Caritas diocesana di Carpi. «Il numero di persone assistite non è aumentato come ci aspettavamo: dalle 730 famiglie (2207 persone) del 2019 alle 776 famiglie (2393 persone) del 2020. Sono però incrementati i contributi per la vita ordinaria, come problematiche alimentari, l’emergenza freddo o il sostegno degli affitti. Inoltre c’è una fascia grigia di persone che si vergogna di chiedere aiuto e per questo non riusciamo ad intercettarli». Caritas non ha dovuto versare una somma maggiore rispetto all’anno precedente, sopratutto in merito alla scuola, grazie all’erogazione di contributi pubblici. «Spesso però chi ha diritto ai contributi , li può ottenere solo attraverso gli strumenti informatici che non tutti sanno usare o possiedono. Lo stesso vale per la Dad. Siamo in un mondo che rischia di lasciare indietro qualcuno».
Lo stesso impegno e la stessa solidarietà sono dimostrate dall’associazione Porta Aperta di Carpi e di Mirandola, che hanno riscontrato una certa tendenza: le famiglie nuove che si sono rivolte nel 2020 ai centri di ascolto sono solo il 20% del totale. Questo dimostra che le richieste di aiuto provengono da situazioni già fragili, “esplose” poi a causa della pandemia. Un altro dato emerso è che la maggior parte delle famiglie sono state seguite sui progetti in campo alimentare (433 su 478): le sporte alimentari sono state 5260 su Carpi e 1765 su Mirandola.
La voglia di fare del bene nelle parole di Massimo Melegari, di Recuperandia: «La chiusura non è stata indolore, ma è stata un’occasione per accrescere la consapevolezza che è bello fare del bene insieme. A metà giugno abbiamo riaperto e dei 65 volontari totali, alcuni sono arrivati dopo il lockdown. Abbiamo poi avuto 13 tirocini di persone “fragili” che sono entrati in un contesto socializzante. Lo stesso vale per i ragazzi migranti dell’associazione “Il mantello».
«Ringrazio perché non siete attenti solo ai bisogni delle persone, ma soprattutto alle persone nel bisogno» con queste parole Monsignor Erio Castellucci ha commentato l’operato di queste associazioni. «È il miracolo della carità. Molta attenzione va posta sugli adolescenti: servirà grande capacità di ascolto. Un’altra grande fragilità, che non si può inserire in una statistica, è rappresentata da coloro che hanno perso un coniuge nella pandemia».
I commenti del sociologo Giovanni Carrosio e del sindacalista Andrea Sirianni, segretario di Cisl Emilia centrale. «Il 2020 ha accelerato processi in atto - dice il primo - La povertà economica, culturale ed educativa si è radicata nel tessuto sociale già da tempo e si è praticamente annullata la mobilità sociale: le situazioni in bilico con il Covid sono peggiorate».
«Si tratta di tendenze già in atto - conferma il secondo - le parole chiave devono essere rigenerazione e la collaborazione di tutti gli enti per creare qualcosa di nuovo». —
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