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Aveva un grande cuore neroverde Quel giorno che convinse Squinzi

Paolo Seghedoni
Aveva un grande cuore neroverde Quel giorno che convinse Squinzi

Il padre Claudio fu presidente. Lui e Rossi fecero la trattativa per portare l’industriale al club. Era una delle anime della società 

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Paolo Seghedoni

Sergio Sassi era un vero appassionato di calcio, anzi era un vero grande tifoso del Sassuolo. Una passione ereditata dal padre, Claudio, che dal 1986 al 1993 fu presidente del sodalizio neroverde, oltre che esserne stato un calciatore in giovane età. Dopo la morte del padre, Sergio si impegnò in società fino a diventarne un importante dirigente, ma il motivo per cui Sassi ha un ruolo decisivo nella storia del Sassuolo è legato a un episodio, che lui stesso raccontò in più occasioni, ovvero di quando Sassi insieme a Carlo Rossi andarono a Milano a convincere Giorgio Squinzi prima a sponsorizzare un Sassuolo sull’orlo del baratro sportivo e poi ad acquisire la società. Era una sorta di debito col padre Claudio, un debito ripagato alla grande se è vero, come è vero, che con l’avvento di Squinzi e della Mapei il Sassuolo è partito per un’avventura semplicemente impensabile, oltre che entusiasmante e ancora in pieno svolgimento. Era, Sassi insieme a Carlo Rossi e a Remo Morini, l’anima più autenticamente sassolese e genuina del Sassuolo: imprenditore di successo, certo, ma anche pienamente sassolese e primo tifoso del Sassuolo che non mancava di vedere al Ricci prima, al Braglia poi e al Mapei infine, sempre però con un occhio critico. E quando, spesso per motivi di trasferte lavorative, non poteva seguire le partite dei neroverdi, non mancava di farsele raccontare e di discutere, sempre con grande stile, di calcio. Uno stile che aveva anche nelle conversazioni con i giornalisti: chiacchierate sempre molto cortesi, senza parole in libertà o fuori posto, ma anche facendo trasparire passione e competenza. Non di rado accadeva che, magari richiamando dagli Stati Uniti e accettando comunque l’intervista, chiedesse all’interlocutore come avesse visto la squadra, confrontandosi con argomenti sempre molto centrati sotto il profilo tecnico. E poi c’era quello che era, forse, l’amore più grande verso il Sassuolo: quello nei confronti del settore giovanile che volle fortemente rilanciare dopo gli anni più bui. Parlava spesso dei giovani, anche di quelli che arrivavano in prima squadra, mettendo in evidenza l’importanza di avere un settore giovanile di qualità ma che fosse composto anche da bravi ragazzi. Cosa niente affatto scontata. —

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