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uno studio del sindacato in regione 

Cisl: i giovani guadagnano la metà dei lavoratori adulti

Cisl: i giovani guadagnano la metà dei lavoratori adulti

Analizzate 142mila denunce dei redditi. Nel Modenese introiti più bassi del 40% Ballotta: «Le imprese devono avere più fiducia nelle competenze dei ragazzi»

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Che un giovane possa guadagnare mediamente molto meno rispetto a un adulto, indipendentemente dal settore lavorativo, è considerazione piuttosto scontata.

Ma che i dati mettano a confronto retribuzioni, sempre in media, di importo circa la metà per gli uni rispetto agli altri appare decisamente eccessivo e per certi versi anche discutibile. Tutto questo emerge da uno studio effettuato in regione dal Caf (Centro assistenza fiscale) del sindacasto Cisl Emilia-Romagna, che ha analizzato 142.629 dichiarazioni dei redditi presentate l’anno scorso con il modello 730 presso le sue sedi provinciali, fra queste ovviamente anche Modena. Cisl sottolinea che non sono solo le donne a essere notevolmente penalizzate dal punto di vista delle retribuzioni ma anche le fasce d’eta giovanili dei lavoratori. Nel 2016 a Modena la media retributiva pro capite dei dipendenti tra i 19 e i 34 anni in valore assoluto era pari a 13.995 euro annui, per un numero medio pro capite in quelle stesse fasce di età di 197,19 giornate retribuite all’anno. Nel 2019 la media retributiva pro capite dei dipendenti 19-34 enni passa a 14.309 euro annui, migliorando del 2,2% il dato del 2016. «Il miglioramento – dice Cisl – si avverte in particolare tra i 25-29 enni: nel 2019 la loro retribuzione media pro capite annua cresce del 4,6% rispetto al 2016. Resta il dato allarmante che nel 2019 a Modena i dipendenti in età 19-34 anni hanno una media retributiva pro capite annua del 40% inferiore rispetto alla media retributiva pro capite annua generale del Modenese (in valore assoluto 14.309 contro 23.515).

«Il fenomeno non è di facile lettura – commenta il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta – La nostra valutazione è che i giovani paghino un periodo troppo lungo di precarietà lavorativa e un’eccessiva rigidità nelle organizzazioni del lavoro. Rigidità che non favorisce gli inserimenti di giovani in profili professionali medio-alti, né sviluppi adeguati delle carriere. Si entra a lavorare con contratti precari, tempi determinati, rapporti intermittenti, lavoro stagionale, e si investe poco in formazione nei luoghi di lavoro. Prova ne è l’utilizzo modesto del contratto di apprendistato».

I dati Inps confermano l’analisi di Ballotta. I lavoratori dipendenti 19-34 enni in Emilia Romagna sono 460mila (dato 2019). Quelli assunti a tempo indeterminato sono il 60% (contro il 74,6% dei dipendenti a tempo indeterminato sul totale lavoro dipendente); tra i giovani i tempi determinati sono il 34%, contro il 21,4% dei tempi determinati sul totale lavoro dipendente.

«Le imprese dimostrano scarsa fiducia nelle capacità e competenze dei giovani, nonostante la grande maggioranza sia diplomata o laureata – osserva il segretario Cisl – Per questo lanciamo una sfida e un appello ai nostri imprenditori: investite in progetti che vedano protagonisti i nostri ragazzi. Allo stesso tempo va migliorato il collegamento tra scuola e mondo del lavoro. Sono necessari un rilancio dell’apprendistato, della formazione professionale e continua. Dobbiamo offrire ai giovani un lavoro stabile e di qualità insieme a salari adeguati». —

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