Sevizie all’ex operaio «Minacciava di morte»
Mirandola. Un’ora abbondante di testimonianza con passaggi emotivi intensi che hanno anche portato il giudice Roberto Mazza a sospendere l’udienza. È iniziato in tribunale il processo ad Antonio Bifulco, difeso dall’avvocato Angelo Pignatelli, imputato di violenza sessuale e lesioni ai danni di un ex dipendente. Ed è stato proprio quest’ultimo ad aprire l’udienza con una testimonianza che proseguirà a maggio e nella quale ha iniziato a descrivere uno stato di totale subordinazione nei confronti di quello che riteneva un amico. Sollecitato dalle domande del pubblico ministero Francesca Graziano, l’uomo, assistito dall’avvocato Nicola Elmo, ha rievocato i primi eventi sospetti. «Lo stipendio? Da quando mi sono trasferito nell’appartamento di Bifulco, al primo piano della sua palazzina, lui mi dava un assegno e mi portava in banca a cambiarlo per poi farsi dare subito i soldi. Lui comprava da mangiare e provvedeva alle mie spese. Non era bontà, sia chiaro».
La vittima parla a stento, è intimorita ma alcuni passaggi sono drammatici. «Ho smesso di far venire mio figlio a casa perché avevo paura capisse la situazione o Bifulco gli facesse qualcosa. Forse è stato meglio che un giudice lo abbia affidato interamente alla madre...». Poi le violenze in cantiere e in casa: “pugni, calci, randellate davanti a testimoni. E quando mi diceva che mi aspettava a casa sapevo già cosa mi attendeva. In ospedale non andavo, se non quando mi portava lui. Perché non ho denunciato? Non riuscivo ad oppormi per paura e per le minacce di ritorsione. Potevo scappare e andare dove? Da mia madre. Mi avrebbe trovato e minacciava di uccidere me, mio figlio, i miei familiari: meglio allora stare zitto e subire per proteggere gli altri”. Infine le sevizie, sulle quali è arrivata la sospensione e il rinvio dell’udienza a maggio. —
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