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l’intervista 

Maturità e curriculum «Strumento superato che fa emergere le diversità sociali»

Sara Terenziani
Maturità e curriculum «Strumento superato che fa emergere le diversità sociali»

La prof. Giulia Lorenzoni e il nuovo strumento all’esame «Le aziende cercano personalità, non elenchi aridi»

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Sara Terenziani

Per il secondo anno la pandemia ha costretto la scuola a reinventarsi con la didattica a distanza, rendendo necessaria l’elaborazione di un esame di maturità diverso da quello tradizionale. A raccontare le grandi novità di quest’anno, tra punti di forza e debolezza, lo stato d’animo dei ragazzi e la sua idea di scuola del futuro è la professoressa Giulia Lorenzoni, docente di inglese presso il liceo classico linguistico Muratori San Carlo.

Per il secondo anno viene proposta una prova finale diversa, che cosa prevede?

«Sarà abbastanza simile allo scorso anno. È previsto un solo colloquio orale con al centro l’idea di creare un elaborato, che ha lo scopo di sostituire lo scritto che non si potrà svolgere. Il colloquio si compone della discussione dell’elaborato, per poi espandersi a varie tematiche trattate nelle altre materie, al fine di renderlo multidisciplinare, così da verificare la capacità dello studente di creare collegamenti. Non mancherà una parte dedicata all’esperienza dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, mentre rimane esclusa la verifica formale dell’educazione civica, che dovrebbe però permeare le varie materie. La grande novità è il curriculum dello studente».

Che cos’è e che cosa comporta?

«Non è una novità assoluta, era già stato introdotto nel 2015, ma poi era rimasto inattuato. Si tratta della compilazione delle segreterie di tutte le attività svolte dagli studenti nel loro percorso di studi. Ai ragazzi è affidata l’incombenza di compilare la parte riguardante le esperienze personali, come certificazioni linguistiche, corsi, attività sportive o volontariato».

Quali sono le debolezze di questo tanto discusso curriculum?

«In primo luogo, credo che sia l’anno sbagliato per proporre una soluzione del genere, dato che i ragazzi da oltre un anno sono impossibilitati a svolgere attività extrascolastiche. Inoltre ritengo che il modello del curriculum sia oggi un’idea ormai superata dalle aziende stesse, che analizzano i candidati sulla base di colloqui o selezioni che permettano di far emergere la personalità, non si limitano ad un arido elenco di competenze. Soprattutto penso che sia una modalità che non fa che istituzionalizzare le diversità, in quanto non tutte le famiglie hanno le stesse possibilità economiche e geografiche. Al contrario, la scuola dovrebbe proprio adempiere al compito di limitare le diversità e aiutare i ragazzi a scoprire i propri talenti».

Quale potrebbe essere una soluzione per garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità?

«Un modello perfetto secondo me sarebbe la creazione di un portfolio, dove inserire a partire dal terzo anno le attività più significative svolte da ogni alunno all’interno e attraverso la scuola, dunque non extracurricolari, da una verifica di storia dell’arte ad un tema di italiano. Credo molto nel potere della narrazione ed è per questo che ho scelto di proporre il progetto “Linkedin” nelle mie classi, che prevede la creazione di un profilo nel quale ogni studente racconta le sue esperienze in modo narrativo, permettendo alla personalità, alle aspirazioni ed attitudini di emergere, valorizzando anche coloro che hanno svolto una sola esperienza».

Da professoressa, come vede i suoi studenti in questo momento?

«Credo che il denominatore comune sia la stanchezza, li vedo spenti e ormai privi di energie, ma nonostante tutto cercano di andare avanti e trovare la motivazione in loro stessi, in un momento storico in cui non si può trarre da altre esperienze piacevoli. Nonostante le difficoltà, hanno deciso di continuare a fare il loro dovere senza tirarsi indietro. Maturità significa essere capaci di rimanere, quindi comunque vada per me hanno già superato l’esame».

Alla luce della situazione attuale, come si immagina la scuola del futuro?

«Spero che la didattica a distanza venga ridimensionata ad uno strumento al quale ricorrere in casi di emergenza o difficoltà, in quanto per la prima volta ci siamo resi conto di quanto l’istruzione con queste soluzioni possa arrivare in ogni luogo. Inoltre credo sia necessario avviare un processo di trasformazione profondo, che metta veramente la scuola al centro, a partire dai trasporti e dalla riorganizzazione pratica degli spazi. Non è da dimenticare il bisogno di una rivalutazione dei metodi di insegnamento, con un modello di scuola che offra a tutti le stesse possibilità». —

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