Esportazioni, resistono le piastrelle male moda e macchine ceramiche
Reggono anche meccanica, agroalimentare e biomedicale. Dati regionali migliori di quelli nazionali
Il 2020 per i distretti industriali modenesi si è chiuso con numeri che segnalano una accettabile tenuta generale dell’export, visti i presupposti dovuti alla pandemia, con l’eccezione degli ambiti che riguardano moda e abbigliamento a Carpi e il settore delle macchine per ceramica nel distretto sassolese.
Le rilevazioni sono della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che pubblica il Monitor trimestrale sulle esportazioni nei distretti industriali dell’Emilia Romagna. Ieri sono stati diffusi i dati al 31 dicembre scorso che comprendono quelli complessivi del 2020. La regione Emilia Romagna denota una tenuta decisamente migliore rispetto alla media dei distretti produttivi italiani con un dato del meno 8% rispetto al meno 12,7% nazionale.
Riguardo i distretti modenesi va sottolineato che quello dei Salumi dell’area provinciale attenua le perdite segnando meno 6,9% e una buona tenuta viene segnalata anche per il distretto ceramico. L’export delle piastrelle ha mostrato un recupero molto importante nell’utimo trimestre del 2020: meno 3,3% il dato complessivo annuale grazie al più 9,1% del terzo trimestre.
Una ripresa sostanziosa per il distretto delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia, rimasto stabile nel 2020 rispetto all’anno precedente, e questo soprattutto in forza del recupero registrato nel periodo fra giugno e dicembre dovuto all’incremento delle vendite in Grecia e Turchia.
Fra i poli tecnologici resiste bene anche il biomedicale di Mirandola (meno 1,2% nel 2020) mentre i segni nettamente negativi arrivano dalle tecnologie per il settore ceramico e da moda e abbigliamento.
In particolare le macchine per l’industria della ceramica di Modena e Reggio Emilia hanno chiuso l’annata con un meno 12,4%.
Ma in difficoltà ancora maggiore sono le esportazioni dei distretti del Sistema Moda: la maglieria e l’abbigliamento di un distretto sempre rilevantissimo come quello di Carpi hanno chiuso con un meno 23,9%. Fra l’altro peggio ancora hanno fatto l’abbigliamento di Rimini (-27,1%) e le calzature di San Mauro Pascoli (-31,8%).
«La situazione – dice Intesa Sanpaolo – sembra tuttavia avviarsi su un sentiero di graduale, lento recupero, trainata da uno scenario internazionale in miglioramento, in particolare grazie alla domanda cinese, attesa nel recupero di terreno anche nell’orizzonte del prossimo anno. La situazione sul mercato interno appare invece più critica, condizionata dai vincoli sulla capacità di spesa delle famiglie italiane».
Riguardo i dati dell’Emilia Romagna, viene segnalata la buona resilienza sia dell’agroalimentare, soprattutto a Parma, sia della meccanica.
I cali più importanti di export hanno riguardato i principali mercati di sbocco delle esportazioni distrettuali emiliano-romagnole: Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Russia, Giappone, Polonia, Cina e Hong Kong. Va però segnalato che negli ultimi tre mesi del 2020 l’export verso Stati Uniti, Cina e Svizzera è tornato a crescere, mentre i flussi diretti in Germania e Francia hanno sostanzialmente confermato i livelli di fine 2019. In aumento le esportazioni verso Svizzera, Canada, Svezia, Australia e Turchia.
«Fin dall’inizio della pandemia – commenta Cristina Balbo, direttore regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo – abbiamo sostenuto le aziende della regione con nuova liquidità a medio-lungo termine per circa 3,5 miliardi e abbiamo sospeso finanziamenti per oltre 5 miliardi. In questa fase continuiamo a garantire il nostro sostegno con soluzioni concrete che consentano di uscire dalla crisi, allungando i tempi di rientro del debito e supportando le aziende nella pianificazione degli investimenti. Nonostante la persistenza di elementi di incertezza, con l’implementazione della campagna vaccinale è previsto un graduale ritorno alla normalità con una ripresa più stabile a partire dal terzo trimestre 2021. Una spinta rilevante potrà arrivare dai mercati internazionali e i distretti emiliano-romagnoli non potranno che vedere confermata la loro centralità per l’economia regionale». —
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