“Ombre rosse” che non hanno pagato il conto con la giustizia
PARIGI. Ecco le sette “ombre rosse” arrestate dalla Polizia italiana insieme a quella francese e destinate a essere rimpatriate in Italia.
Giorgio Pietrostefani. Nato a L’Aquila nel 1943, è gravato da un ordine di esecuzione pena emesso nel luglio 2008 dalla procura di Milano (14 anni, 2 mesi e 11 giorni) per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto il 17 maggio 1972 a Milano. Ha abbracciato la militanza rivoluzionaria partecipando alla fondazione di Lotta Continua con Adriano Sofri. La sua vicenda si intreccia con Reggio Emilia perché dopo avere abbandonato l’estrema sinistra in seguito allo scioglimento dell’organizzazione, grazie alla laurea in architettura e all’avvicinamento al Psi, divenne dirigente delle Officine Reggiane, in quell’epoca una delle più importanti aziende meccaniche della provincia. A Reggio Emilia, dove risiedeva in un condominio della prima periferia, pochi conoscevano i suoi trascorsi politici. I colleghi di lavoro caddero dalle nuvole alla notizia dell’arresto. La polizia lo trovò a casa, in via Motta, di primo mattino. Era il 28 luglio 1988.
Giovanni Alimonti. Nato a Roma, Br, il 30 agosto del 1955, deve espiare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni di reclusione e 4 anni di libertà vigilata per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici e altri reati. Tra i delitti per i quali risulta condannato figura il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma, Nicola Simone (gennaio 1982).
Enzo Calvitti. Brigatista, nato a Mafalda (Campobasso) il 17 febbraio 1955, deve scontare 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e 4 anni di libertà vigilata per i reati di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. La sentenza è diventata esecutiva nel settembre 1992.
Roberta Cappelli. Nata a Roma, il 5 ottobre 1955, ex br, ha una condanna all’ergastolo con l’isolamento diurno di un anno per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata e in omicidio aggravato, attentato all’incolumità e altro. Tra gli altri reati, risulta responsabile degli omicidi del generale dei carabinieri Paolo Galvaligi (31 dicembre 1980), dell’agente di polizia Michele Granato (9 novembre 1979), del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981) e del ferimento del segretario dc di San Basilio a Roma Domenico Gallucci (17 maggio 1980) e del vicequestore Nicola Simone.
Narciso Manenti. Nato a Telgate (Bergamo) il 22 novembre 1957, membro dei Nuclei armati contropotere territoriale, ha l’ergastolo per l’omicidio aggravato dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, assassinato a Bergamo il 13 marzo 1979. Deve espiare anche 2 anni e sei mesi per ricettazione e porto abusivo di armi e 3 anni e sei mesi per associazione sovversiva e partecipazione ai Nuclei armati contropotere territoriale.
Marina Petrella. Nata a Roma il 23 agosto 1954, brigatista, deve scontare l’ergastolo con isolamento diurno di sei mesi per omicidio. In particolare, è stata condannata per l’omicidio del generale Galvaligi, il sequestro del giudice Giovanni D’Urso (12 dicembre 1978), l’attentato al vice questore Simone e il sequestro dell’assessore regionale Dc Ciro Cirillo (27 aprile 1981 a Torre Annunziata) con l’uccisione dei due agenti della scorta.
Sergio Tornaghi. Nato a Milano il 24 marzo 1958, brigatista, deve scontare l’ergastolo per partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, pubblica istigazione, attentato per finalità di terrorismo e di eversione, detenzione e porto illegale di armi e violenza privata. Tra i reati per i quali è stato condannato l’omicidio del direttore generale della Marelli di Sesto San Giovanni, Renato Briano.
Questi invece i tre in fuga.
Luigi Bergamin. È considerato l’ideologo dei Proletari armati per il comunismo, il cui membro più famoso è Cesare Battisti, catturato nel gennaio 2019 in Bolivia dopo una lunga latitanza ed estradato in Italia. Bergamin è stato condannato per l’omicidio del macellaio Lino Sabbadin, la sua pena è vicina alla prescrizione.
Maurizio Di Marzio. L’ex brigatista, 5 anni residui da scontare, partecipò con Giovanni Alimonti al tentativo di sequestro del vice questore Nicola Simone, rimasto gravemente ferito. La sua condanna scadrebbe il 10 maggio.
Raffaele Ventura. Esponente delle Formazioni comuniste combattenti, ha condanne per oltre 20 anni, fu riconosciuto tra i responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere Antonino Custra nel 1977 a Milano. —
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