Gazzetta di Modena

Modena

L’AMARCORD DELl’imprenditore sassolese 

Mario Boni racconta i suoi locali da ballo dove cantava Milva

Alfonso Scibona

«Erano i tempi del Poker Danze e del Picchio Rosso pieni alla domenica sera e con tanti spettacoli dal vivo poi...»

3 MINUTI DI LETTURA





Alfonso Scibona

Come ci si divertiva nei locali da ballo cinquanta o sessanta anni fa? Come sono nate le prime discoteche e quali riflessi ci sono oggi con la pandemia, che è stata anticipata dalla fine di storici locali da ballo come il sassolese “Poker Danze” e il formiginese “Picchio Rosso”?

Ce ne parla colui che queste strutture, in particolare, le ha viste nascere, le ha create: il sassolese Mario Boni.

«Premessa la mia scarsa attitudine al ballo – racconta Boni – ricordo le mie serate danzanti in sale dove le ragazze giungevano, accompagnate dalla “vecchia”, intesa come “scorta” all’ingresso, formata da persone adulte. Quello avveniva solamente di domenica sera negli anni compresi tra il 1950 e il 1960. Nel 1966 si inaugurò un locale a Sassuolo, il Poker Danze, dove si esibiva un certo Totò Savio con la celebre canzone “Cuore Matto”, intervallata dalle note della mitica “Michelle” dei Beatles.

E da quel momento ebbe inizio la rivoluzione del divertimento: contemporaneamente, in quel festival di Sanremo, Adriano Celentano esordiva con “Il Ragazzo della Via Gluck” ed iniziò così nel Paese la grande emancipazione femminile». Da quel momento iniziò la costruzione di molti locali da ballo in tutta la regione, aperti tutte le sere, anche se la mentalità però era legata al passato e l’abitudine di uscire a ballare solo alla domenica.

«L’idea diventò – continua – quella di trovare nuovi incentivi in serate diverse. Perciò anche il sabato sera cominciava a essere coinvolgente e il ballo prendeva sempre più piede, la gente si divertiva con la musica delle orchestre, poco alcool, zero droga e spinelli, solo gente “tranquilla che lavorava”, come cantava Celentano. Dopo una decina di anni il divertimento cambiò con la disco dance e i disc jockey».

Arriviamo anche al Picchio Rosso, che vide Mario Boni primario protagonista nella sua costruzione. «L'avvento della disco music – aggiunge Boni – anticipa l’apertura del Picchio Rosso di Formigine e nonostante il terribile momento delle Brigate rosse, il locale diventa in breve il numero 1 in Italia, per aver simboleggiato l’intera epoca della disco music, dagli anni ’70 in poi, e degli spettacoli live. Così nelle discoteche si alternavano tutti gli artisti, i gruppi nazionali e internazionali, la mentalità e il costume stavano cambiando aumentando le serate settimanali per andare a ballare o assistere a spettacoli. In quei tempi avemmo modo di ospitare anche Milva, la grande cantante scomparsa da poco, e fu un successo. Il consumo di alcool era sotto controllo e la droga era poca cosa, per oltre 20 anni il trend è stato questo». Nel 2000 si ferma “il ballo”, il pubblico abbandona i locali e le discoteche chiudono: i giovani dove vanno?

«Ebbe inizio una vera e propria disgregazione dei giovani – conclude – avendo poco modo di socializzare. Inizia un uso esagerato degli smartphone e del consumo di alcool. Il ballo inteso come divertimento è quasi sparito, stessa cosa per molti spettacoli live e i luoghi d’incontro e socializzazione. Quali sono le conclusioni? Deve intervenire la politica: sulla scuola, sul lavoro, ma anche su ciò che viene oltre, cercando di favorire i locali per il divertimento e il coinvolgimento; prestando la massima attenzione all’uso di alcool e droghe, e il gioco d’azzardo: lo sballo ma con il ballo».

E dopo la pandemia cosa succederà? I giovani che vita avranno?

«Se tutto andrà bene il ballo sarà distanziato e il loro futuro sarà più triste. Beati quelli che hanno vissuto la leggerezza degli anni finali dello scorso secolo». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google