Modena Città dei Ragazzi a lezione di guida autonoma
Giocare da meccanici digitali sulla strada della guida autonoma. Alla Città dei Ragazzi i futuri operatori si confrontano con i nuovi sistemi di assistenza alla guida (Adas). Una ventina di studenti del Centro di formazione professionale segue una lezione avveniristica nel laboratorio dedicato all’indimenticato don Mario Rocchi.
MODENA Giocare da meccanici digitali sulla strada della guida autonoma. Alla Città dei Ragazzi i futuri operatori si confrontano con i nuovi sistemi di assistenza alla guida (Adas). Una ventina di studenti del Centro di formazione professionale segue una lezione avveniristica nel laboratorio dedicato all’indimenticato don Mario Rocchi.
Tra laser e radar, dispositivi elettronici e telecamere le sorprese non mancano. Il tempo di girare la chiave sul cruscotto dell’auto monitorata a distanza e appare sullo schermo una sfilza di parametri. Le spunte verdi indicano il corretto funzionamento dei dispositivi.
La croce bianca su sfondo rosso è il segnale dell’assenza del sensore in oggetto. I veri problemi nascono quando si accende una spia gialla con un triangolo bianco che contiene un punto esclamativo dello stesso colore. Gli studenti ascoltano la spiegazione di Marco Pozzatello, amministratore delegato di Adas Mobile, per poi seguire il relatore nella taratura degli strumenti. Sono operazioni che possono fare la differenza tra avere un incidente o meno.
«Il radar serve per la convergenza automatica - spiega il relatore - ed è fondamentale sia tarato perché in caso contrario il sistema o non frena o può non frenare. Le telecamere sul vetro servono per il mantenimento della carreggiata». Le auto con sistema di assistenza alla guida rappresentano un gradino intermedio tra le vetture tradizionali e le macchine a guida autonoma. «I dispositivi Adas leggono i potenziali problemi - assicura Pozzatello - e attivano la frenata.
Con una Tesla succede questo: il dispositivo legge qualcosa che l’occhio o non vede oppure vede, ma non in tempo perché il guidatore reagisca. Il radar legge le distanze anche con la nebbia, perciò è importante che i dispositivi siano sempre funzionanti». I futuri operatori di sistemi elettrico-elettronici prendono nota con meraviglia. «Non pensavo neanche potesse esistere qualcosa del genere - rivela lo studente Alessandro Vecchi - Dietro ai nuovi dispositivi c’è un mondo, di cui possiamo far parte in futuro». «Il prossimo anno il sistema Adas diventa obbligatorio per legge (per i nuovi veicoli) - aggiunge il compagno di corso Jaskaran Singh - Adesso impariamo il futuro dell’autoriparazione, scoprendo una nuova possibilità per trovare un lavoro». I sensori permettono di controllare al millimetro i parametri da monitorare. Il relatore sottolinea ai partecipanti l’importanza che persino il numero di giri delle viti sia controllato e corretto. Pozzatello esorta gli studenti a prestare attenzione non alla targa («può essere contraffatta»), ma al telaio. Tra le dritte, salvare i vari report o stamparli per mantenere una traccia di tutti gli interventi compiuti (e da compiere).
L’incontro di ieri mattina al laboratorio rappresenta una tappa di un percorso più ampio. «Daremo ai ragazzi che vengono a formarsi da noi nuovi strumenti per intervenire sull’auto elettrica a 360 gradi - anticipa Massimiliano Morini, direttore del Centro di formazione professionale della Cdr - ma non solo. Abbiamo già implementato alcune ore per la manutenzione di bici e monopattini elettrici. Tutto il tema della mobilità elettrica è centrale».
Tra le priorità indicate da Morini, la sostenibilità ambientale è seconda solo alla sicurezza. Gli sviluppi professionali in vista per gli studenti sono molteplici.
«In qualunque attività tradizionale, come il gommista e il carrozzaio, se non sei in grado di mettere in atto le tarature dei dispositivi non puoi svolgere il lavoro - prosegue Morini - anche se è stato svolto magari per quarant’anni sempre nello stesso modo. I ragazzi possono rappresentare l’elemento di congiunzione, dando opportunità e sviluppo al nostro territorio».
Il progetto è benedetto da don Stefano Violi, direttore della Cdr. «Forse non c’è un modo più bello di affrontare una crisi che guardare verso il futuro - il messaggio del direttore - e cercare di collocarsi, mantenendo uno sguardo di speranza anche in questo momento». Un momento che per certi aspetti ricorda la nascita della Città dei Ragazzi, datata 1947. «Occorre tornare alle origini per rilanciarci - aggiunge don Violi - La Cdr ha sempre affrontato la crisi alla frontiera dando un messaggio di speranza, comunicando alla città la forza di ripartire». —
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