Giurano 201 cadetti cercando “Onore” «Dal sacrificio viene l’arte del comando»
Massime cariche della Difesa ieri mattina in Accademia Cerimonia senza i familiari, ma con forti “lezioni di vita”
Daniele Montanari
«Noi qui continueremo sempre a formare i comandanti migliori per tempi peggiori». Con un riferimento non solo militare, ma anche alla difficile situazione di lotta contro la pandemia, il generale di divisione Rodolfo Sganga, comandante dell’Accademia, ha incorniciato il grande impegno collettivo, sia da parte degli allievi che dei formatori, da cui muove il 202° Corso dell’Accademia Militare. S’intitola “Onore”, ed è stato inaugurato ieri con una cerimonia che, nonostante i condizionamenti delle disposizioni anti-Covid, è stata estremamente sentita e ha visto la presenza delle massime cariche della Difesa: dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini al capo di stato maggiore dell’esercito, il generale di corpo d’armata Pietro Serino, al comandante generale dell’Arma dei carabinieri, il generale Teo Luzi. E poi ovviamente le autorità locali: il prefetto Camporota, il presidente della Regione Bonaccini, il sindaco Muzzarelli e il vescovo Castellucci. Solo le autorità ammesse nel cortile interno: i famigliari hanno dovuto vivere l’emozione a distanza, dietro uno schermo.
La cerimonia è iniziata alle 11.15 con il solenne ingresso dei 201 cadetti di tutta Italia che hanno fatto il giuramento di fedeltà allo Stato italiano (nel corso anche 18 stranieri). Tutto si è svolto come da tradizione plurisecolare, a partire dall’ingresso con gli onori della bandiera d’Istituto dell’Accademia. Ma non è stata solo forma, per quanto impeccabile: dalle parole sono emerse riflessioni, e incoraggiamenti oltre la circostanza.
Ad aprire, il tenente colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare. Da sottotenente paracadutista della Folgore, partecipò alla missione in Somalia e il 2 luglio 1993 a Mogadiscio si espose eroicamente al fuoco nemico: gravemente ferito alla colonna vertebrale, perse l’uso delle gambe a 23 anni. Nonostante l’invalidità, nel 1997 tornò in missione in Bosnia. La sua storia ha ispirato la fiction “Le ali” trasmessa su Rai 1 nel 2008. «Sappiate una cosa – ha detto agli allievi – nella vita non fa differenza se si va in giro con le proprie gambe o su una carrozzina, ma la consapevolezza di aver fatto il proprio dovere fino in fondo: i vostri soldati dovranno seguirvi perché credono in voi».
«Varcando quel portone avete imboccato la strada del dovere e del rigore – ha sottolineato il generale Sganga – avete scelto il mestiere delle armi che impegna moralmente e legalmente ad essere fedeli alla Repubblica. Vi darà tante soddisfazioni, ma esigerà da voi le qualità migliori, le qualità di comando». E in chiusura una raccomandazione che sa di lezione di vita: «Mantenete attento il cuore, ricordando sempre che il coraggio, il senso dell’onore e del dovere – dai quali discendono l’integrità morale, la responsabilità, la lealtà, la generosità, l’umile e silenziosa disciplina – sono i nostri valori etico morali di riferimento, ciò che da sempre guida il soldato italiano. Valori che non hanno scadenza temporale, che non seguono le mode e ai quali ognuno di noi deve fare riferimento in ogni momento. A maggior ragione quando le condizioni sono più difficili, in guerra o nel corso di una pandemia. Prima di giurare, chiedetevi se sarete disposti a sacrificarvi anche per coloro dai quali siete già certi non riceverete mai un grazie. Se la risposta è sì, questo è il vostro posto».
Il generale Serino ha ricordato il suo giuramento qui 42 anni fa, raccomandando: «Non accontentatevi mai, non smettete mai di sfidarvi. E mai siate prigionieri degli schemi». Anche il generale dei carabinieri Luzi giurò qui nel 1979, in piazza Roma. Da lui un forte richiamo al valore dell’amicizia che deve animare il corso: «Vi legherà ai compagni per tutta la vita». —
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