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L’Appennino fa prima il pienone poi presenze frenate da vento e freddo

Stefania Piscitello
L’Appennino fa prima il pienone poi presenze frenate da vento e freddo

Ristoranti esauriti per il 1° Maggio e tanti in giro nei paesi Ieri calo. Critiche per restrizioni che penalizzano la montagna

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Stefania Piscitello

Dopo una stagione invernale praticamente inesistente per rifugi e ristoranti della montagna le speranze per i gestori delle attività dell’Appennino, per il primo weekend in zona gialla erano tante. Bene, molto bene il 1° Maggio ma poi ieri un calo per il vento e il freddo. Con alcune attività, come i rifugi, deserti o quasi, penalizzati da restrizioni che non tengono conto che pranzare all’esterno in quota, in Appennino non è come stare in città e in pianura... Tra i delusi Benedetta Maria Forni del Rifugio Capanno Tassoni. «Questo fine settimana – commenta amareggiata – è andato malissimo. Qui il tempo è ancora invernale, abbiamo sei gradi fuori. Oggi (ieri, ndr) c’è vento e molto freddo, non si può andare sul crinale e c’è anche pochissima gente a passeggiare». Ieri al Capanno Tassoni c’era giusto qualche temerario: «Con queste temperature – prosegue la titolare – nessuno vuole mangiare fuori. E così i tavoli sono praticamente vuoti. Le persone vogliono stare al caldo, qui non è ancora primavera». Forni, confidando nel boom di visite in vista del weekend del primo maggio aveva tra l’altro assunto personale in più: «Alla fine è stato molto più il costo della riapertura che il guadagno».

A pieno ritmo ha lavorato per tutto il weekend il ristorante e albergo Cà Cerfogli ad Acquaria, frazione di Montecreto. Complice la quota più bassa e temperature più gestibili il locale ha fatto il pieno di prenotazioni e anche per le prossime settimane non ha più un posto libero. «Tutti i posti, una quarantina, che avevamo a disposizione all’esterno sono occupati – commenta Ermanno Cerfogli, padre dei titolari – E avevamo ancora richieste che non abbiamo potuto accogliere». Il problema, evidenziato da Cerfogli e da tutti gli altri gestori di ristoranti e rifugi è lo stesso: non potere utilizzare gli spazi interni limita fortemente le attività in montagna. Le persone sono andate in gita, ma in molti casi con difficoltà hanno fatto sosta nei tavoli esterni di ristoranti e rifugi. «Qui – prosegue Cerfogli – il tempo è imprevedibile. Per adesso è andata bene, sabato ha iniziato a piovere verso le tre e mezza del pomeriggio e per fortuna i clienti avevano ormai terminato il pranzo. Ma se viene a piovere mentre mangiano dove li mettiamo? Le persone in giro ci sono, hanno voglia di passeggiare e venire a mangiare». Andando nuovamente un po’ più su, verso Sestola, sabato la pioggia si è beffata dei ristoratori, ieri il meteo è stato più clemente e un centinaio sono state le persone che sono tornate al Camping Sestola gestito da Luciano Magnani; all’interno del campeggio c’è il ristorante “Il Mattarello” che a pranzo ha accolto un po’ di clientela nei suoi tavoli all’esterno. A Riolunato, località Le Polle, c’è il rifugio e ristorante “La tana del lupo” di Ermanno Gianni a 1350 metri di altitudine, dove invece si è lavorato più sabato che ieri. «Sabato – dice Gianni – il tempo era nuvoloso ma c’era caldo, quindi sono venute più persone. Oggi (ieri, ndr) c’è il sole ma c’è vento e fa freddo e non c’è quasi nessuno. Un po’ di gente in giro c’è ma poi tornano via perché fa troppo freddo, non si fermano a mangiare nei tavoli fuori». Insomma, la speranza di tutti è una: che al più presto si abbia nuovamente la possibilità di accogliere i clienti all’interno dei propri locali, per sfruttare a pieno tutte le potenzialità che la montagna offre. —

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