La comunità islamica racconta come col virus cambia il Ramadan
«La vita di comunità è molto importante, quindi è anche un fattore principale nella nostra religione. Quindi, vivere questo momento di distanziamento, anche durante la preghiera, è difficile». Sono le parole del presidente dell’associazione islamica di via Cavour Hicham Ouchim.
Lo stesso che dunque aggiunge e spiega: «All’inizio la preghiera si faceva uno vicino all’altro, attaccati, con quel senso di solidarietà e unione. Farla con un metro di distanza da un fedele all’altro, è difficile, senti meno lo spirito di unione nelle preghiere. Adesso che è il mese di Ramadan, ovviamente, abbiamo dovuto rinunciare alla preghiera notturna, alla veglia notturna. Di solito il musulmano durante il giorno digiuna, e la sera vive quel momento spirituale. Tutti si recano in Moschea per la preghiera congregazionale. Quest’anno abbiamo dovuto rinunciare alla preghiera delle 21.30, che faremo a casa con i nostri cari, perché troppo vicina all’ora del coprifuoco».
Le preghiere non variano: sono sempre 5 nel ramadan e fuori dal ramadan. «La prima è alle prime luci dell’alba – conferma – la seconda è verso le 13.30, poi a metà pomeriggio, quindi al tramonto e quella serale quando è tutto buio. Dopo quella serale, c’è il rischio che fra qualche settimana dovremo rinunciare anche a quella dell’alba che arriverà prima delle 5, e quindi mentre c’è ancora il coprifuoco. Queste due, quella dell’alba e della sera, sono molto importanti perché dimostrano quanto il fedele è legato alla casa di Dio».
A.S.
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