Il dolore di Alberto: «Lei era bella e solare, come un sogno»
PISTOIA. «Più sicurezza». Per Alberto Orlandi è inaccettabile. Del tutto inammissibile che, nel 2021, una persona muoia di lavoro. Le parole si fermano in gola, le lacrime cominciano a scendere. Con il pensiero che corre a lei, Luana D’Orazio. «Era amore puro, il nostro», dice, commosso. Lui, ventisette anni, caporeparto del materassificio “Baldiflex” di Quarrata (Pistoia), è il fidanzato dell’operaia inghiottita, a soli ventidue anni, dalla macchina alla quale stava lavorando in un’orditura di Montemurlo (Prato).
Alberto, che idea si è fatto della tragedia in cui ha perso la vita Luana?
«Ci penso sempre e non capisco. La sera prima di andare a dormire; la mattina, appena sveglio. So soltanto che ci vuole più sicurezza. Non è possibile che una persona, di qualunque età, vada a lavorare e non torni più a casa dalle persone che la amano. Non riesco a farmene una ragione».
Dopo la tragedia in cui è morta Luana ci sono stati altri morti sul lavoro in Italia...
«Sì e questo fa male. Penso a quelle famiglie colpite dal nostro stesso dolore. Luana è diventata un simbolo di un Paese che deve garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Non si può più andare avanti così. E continuare a contare i morti».
Com’era Luana?
«Lei era tutto: bella, solare, semplice. Me ne sono subito innamorato. È bastato uno sguardo. Stavamo insieme da un anno e mezzo. Un periodo bellissimo. Ora sento il vuoto. Quando la tempesta mediatica sarà passata e avrò modo di riflettere, con calma, il dolore sarà insopportabile».
Lunedì sarà celebrato il funerale di Luana.
«Sarà un momento commovente. Ma duro, soprattutto. Non ho potuto rivederla neppure un’ultima volta. Fa male».
Eravate insieme la sera prima della tragedia?
«Sì. Abbiamo mangiato una pizza, poi siamo andati a un pub di Quarrata. Ha dormito da me e poi, la mattina, è andata a lavoro. Un ultimo messaggio, quando è arrivata a Montemurlo. Poi il nulla: il dolore, lo strazio. E la consapevolezza di non rivederla mai più la luce che emanavano i suoi occhi. Luana era un sogno».
Luana lascia un figlio di cinque anni e mezzo: una tragedia nella tragedia.
«È vero, ma per fortuna ha una famiglia solida alle spalle. Mi sono molto affezionato al piccolo e gli starò accanto. Siamo nati lo stesso giorno: il 31 dicembre. Luana diceva che anche questo era un segno del destino».
Cosa porterà sempre con lei di Luana?
«La sua grande voglia di vivere e l’amore per il prossimo. Era una grande lavoratrice, nonostante la giovane età. Una donna rara di cui andare fieri».
Martina Trivigno
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