«Non è stato un suicidio Vagliare le semiautomatiche»
L’investigatore Ezio Denti si occupò a lungo del caso «Le armi sono la chiave» Intanto sospese le ricerche di “Alle” tra i calanchi
«Il problema delle armi è il fiore all’occhiello di questo caso». L’investigatore Ezio Denti si è occupato a lungo della scomparsa di Paola Landini e ricorda le pistole sparite insieme alla donna.
«Si trattava di due pistole semiautomatiche: una Star calibro 6,35 e un’altra 9 x 17, calibro 9, corto – continua l’investigatore – Si tratta di armi più occultabili rispetto alle armi di proprietà della Landini. Non per questo significa che non facciano male. Una delle due armi, inoltre, la seconda, non aveva munizioni. Sarà importante rilevare anche questo aspetto: la pistola era ancora carica? Riporta il colpo in canna? Oltre alla presenza di eventuali colpi di arma da fuoco: se fossero frontali o da dietro, si farebbe strada l’ipotesi di un terzo».
«Io nutro dubbi sul suicidio: lo stesso giorno, Paola Landini era andata dal commercialilsta per delle commissioni. Un gesto strano da parte di chi si vuole suicidare... – prosegue Denti – Tanti gli interrogativi da chiarire: Landini era proprietaria di pistole intestate a lei. Perché non ha preso le sue? Landini, inoltre, aveva un problema alla schiena: sarebbe stato difficoltoso camminare in quella zona. Quella zona fu battuta da me a piedi e dagli elicotteri, insieme al figlio della donna e agli inquirenti».
Ieri intanto sono state sospese le ricerche di Alessandro Venturelli tra i calanchi di Sassuolo e Fiorano, l’attività di perlustrazione palmo a palmo che ha portato al rinvenimento mercoledì delle ossa oggetto di accertamenti. Il fatto che non si cerchi più un cadavere è accolto ovviamente con sollievo dalla famiglia del 21enne scomparso il 5 dicembre: «È senz’altro una buona notizia – dice la madre Roberta – ma io nel mio cuore so che non può aver fatto un gesto estremo. È altrove, e la nostra paura è che sia finito sotto la manipolazione di qualcuno. Un grande ringraziamento a tutti coloro che hanno speso energie in ricerche in luoghi così impervi. E l’appello più forte che posso fare: se qualcuno ha visto o sa qualcosa, si metta una mano sul cuore e ce lo dica. Ormai non ce la facciamo proprio più». —
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