Tra degrado e crolli stanno sparendo le ultime tracce delle mura Ducali
Del recupero se ne parla da decenni ma la competenza è della Sovrintendenza. I confinanti minacciano azioni legali
Gabriele Bassanetti
A forza di aspettare, protestare, reclamare senza ottenere risposta, il muro di viale Verdi ha cominciato a crollare in maniera definitiva. Ne avevamo parlato alcuni mesi fa dopo che diverse pietre, mattoni, tegole, avevano cominciato a staccarsi e rotolare nei cortili delle case confinanti. Niente si è mosso e adesso i crolli sono ben più seri e consistenti. Il muro di cinta, lo ricordiamo, fa parte del perimetro delle antiche mura Ducali, le stesse che da decenni si dice dovrebbero essere recuperate e restaurate ma intanto stanno lì, a sbriciolarsi un pò alla volta, attaccate dall’edera, sbrecciate e spaccate dal gelo. Non si possono toccare perché sono reperto storico e quindi vanno trattate con autorizzazione della sovrintendenza, non vengono del resto sfiorate né dall’intervento né dal pensiero di nessuna amministrazione, né quella comunale, né quella preposta ai beni artistici e storici.
Le antiche mura corrono in tutta la zona del parco Ducale, ma in viale Verdi sono proprio l’elemento di confine del retro delle abitazioni. Dalla parte opposta ci sono i condomini di via Indipendenza che hanno risolto tutto con una rete protettiva installata davanti al vecchio muro. Dalla parte di viale Verdi gli spazi sono esigui, qualche rete protettiva c’è ma quando crollano pezzi interi di manufatto, c’è poco da contenere, c’è solo da sperare che nessuno passi da quelle parti e che nessun bambino giochi lì sotto. Il comitato del quartiere Pellicciona e alcuni dei residenti della zona coinvolta hanno scritto ancora, per l’ennesima volta, una triplice mail al sindaco di Sassuolo, all’assessorato competente e alla sovrintendenza, segnalando l’ennesimo crollo. Non hanno ricevuto nessuna risposta. La richiesta è sempre la stessa: ripristino del muro da parte delle autorità competenti, o in alternativa l’autorizzazione a rattoppare e consolidare la cinta muraria in autonomia. Ipotesi già prese in considerazione e già scartate in precedenza. Nessuno provvede, nessuno autorizza alla sistemazione libera: bisogna rispettare i disciplinari per il recupero di un manufatto antico, con spese ben più ingenti di quelle che comporterebbe una bella mano di cemento.
«Siamo in procinto – spiega uno dei residenti coinvolti - di rivolgerci a un avvocato che tuteli la nostra sicurezza e anche la nostra possibilità e il diritto di vedere sistemato questo muro».
Al di là di un finale ancora tutto da scrivere, ci troviamo nell’ennesima situazione al limite dell’assurdo provocata dall’eccesso di burocrazia italica: si fatica da decenni a trovare quanto serve per risistemare la facciata del Palazzo Ducale, quindi è matematicamente impossibile che qualcuno tiri mai fuori i soldi per ripristinare con l’aspetto antico un semplice muto in pietre di fiume, malta e tegole. Che fra l’altro è già almeno per il 50% compromesso, da rattoppi mal fatti nel corso dei decenni, da spaccature causate dal gelo, dall’attacco di edera e altre piante. Ma nonostante questo, la stabilità dell’oggetto e la sicurezza dei cittadini, continuano comunque a scontrarsi con una niente più che ipotetica possibilità di ripristino. I casi pregressi che hanno già riguardato il muro non fanno ben sperare per chi sta protestando. Già qualche residente sassolese ha dovuto risistemare a sue spese e con costi rilevanti. Una situazione assurda. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google