Il virus e le sue zone vulnerabili Studio di Unimore su Nature
Uno studio dei ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha identificato e descritto le regioni del Covid-19 che vengono riconosciute e attaccate dai linfociti t citotossici.
I risultati ottenuti verranno presentati e discussi in anteprima dal professor Andrea Cossarizza in un webinar organizzato dalla prestigiosa rivista Nature, gratuito e aperto a tutti, che si terrà domani. Nello studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Nature Communications, emerge come i linfociti citotossici possano riconoscere ed eliminare le cellule infette e inibire l’attività del virus prima che venga formata la proteina spike, e quindi prima che il virus inizi a replicarsi. Le regioni del virus identificate da questo studio sono quindi «un nuovo possibile bersaglio terapeutico», spiegano da Unimore.
«Il nostro lavoro – evidenzia Cossarizza – è iniziato oltre un anno fa, in aprile, tra molte difficoltà logistiche e tecniche, ma siamo riusciti a utilizzare tecniche estremamente complesse, quali la citometria policromatica e il sequenziamento dell’mrna a livello di singola cellula, e ad analizzare i dati con potenti mezzi bioinformatici. Vorrei ricordare che i nostri esperimenti, che hanno portato alla proficua collaborazione con il Cancer Center di Amsterdam, sono stati possibili grazie alla generosità di alcune aziende quali in primo luogo la Glem Gas, Gruppo Bper, Sanfelice 1893 Banca Popolare, Cofim, Assicuratrice Milanese, quindi i Club Rotary del distretto 2072, il Pierangelo Bertoli fans club, e di decine e decine di persone, che ringraziamo di cuore».
Allo studio hanno partecipato anche i professori Cristina Mussini, Giovanni Guaraldi e Massimo Girardis, insieme ai ricercatori Sara De Biasi e Lara Gibellini
Tra l'altro Cossarizza, insieme con altri colleghi e con gli specializzandi Sophie Venturelli e Marco Sita, aveva appena ottenuto un altro brillante risultato, partecipando al principale studio internazionale sulla genetica dei pazienti con Covid grave, pubblicato qualche settimana fa sempre dalla rivista Nature. —
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