«Quasi non sembra vero sia accaduto qui da noi L’attenzione rimanga alta»
Sulle panchine di viale Mazzini o attorno al tavolo di un bar I vignolesi: «La luce resti accesa perché non succeda più»
VIGNOLA. Facile accorgersi, camminando lungo viale Mazzini che poi si “trasforma” in via Garibaldi, quale sia l’argomento del giorno a Vignola. Ai tavolini del bar o sulle panchine non lontane dal portico della banca. I vignolesi discutono e si interrogano su quanto accaduto in città. Sul 38enne che pagava dei ragazzini in cambio di prestazioni sessuali. «Questa mattina, in effetti, in diversi hanno acquistato il giornale per conoscere i dettagli della vicenda». Conferma Ilaria, che dall’edicola del centro storico è sicuramente il “termometro” migliore. Qualche centinaio di metri prima, sulle famose panchine, il signor Aristide e i suoi amici ci avevano detto: «Sono cose da non credere, che colpiscono davvero tutti. Vignola è una città tranquilla, certo si sente parlare di spaccio, ma vicende simili a questa non erano mai accadute». E poi la comitiva aggiunge: «È importante che l’attenzione rimanga alta, importantissimo. Non devono più accadere fattacci del genere».
Roberta, Rosalba, Rosaria e Carmen stanno prendendo un caffè. Tra di loro qualcuna è mamma e sottolinea: «Sono storie che aumentano le nostre preoccupazioni. Il ruolo dei genitori – spiegano tutte in coro – è sempre importante, lo è stato anche in questa vicenda. Sono state proprio le mamma e i papà a notare quei soldi e a far scattare l’allarme». Carmen, a questo punto, aggiunge: «Abito a Vignola da una quindicina d’anni e non ho mai saputo di vicende simili». Mentre Roberta sentenzia: «Una città tranquilla come Vignola, da non credere...». Quindi ancora tutte in coro: «Complimenti alla Finanza per le indagini che hanno portato all’arresto di quell’uomo».
Una lettura interessante arriva anche da Andrea che cammina per le vie del centro con addosso la maglia della Vignolese, la squadra di calcio della città: «Penso che lo sport, le associazioni sportive, abbiano la possibilità di dare un primo allarme. Allenatori, dirigenti e istruttori sono sempre a contatto con i ragazzi. Li vedono giocare, capiscono quando c’è qualcosa che non funziona. Se hanno bevuto troppo, se hanno preso sostanze che non dovrebbe, inevitabilmente anche il loro rendimento sportivo si modifica. Ecco una prima sirena che può poi essere “girata” alle famiglie».
Orlando Luigi, invece, racconta: «Guardate, ho 83 anni e ho una nipote, solo una nipote. Cosa volete mai, lei è la mia soddisfazione più grande. Inevitabile che quando succedono questi gravi avvenimenti il mio pensiero vada ai pericoli che ci sono. Quanto accaduto è davvero brutto, fa pensare parecchio. Deve fare pensare parecchio...». — —
E.B.
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