«I precari se ne vanno via ma c’è ancora tanto da fare»
L’ingegnere e amministratore pubblico Francesco Pullè rilancia il tema dei somministrati «Pratiche complesse da autorizzare e liquidare, svuotare gli uffici non agevola l’ultimo miglio»
il problema
Sono rimasti nove comuni nel cratere ristretto, ma la ricostruzione necessita di ancora tempo. Lo certificano i numeri: tutte le pratiche private sono state autorizzate per un totale di 5 miliardi, ma tuttora ci sono cantieri per ancora 800 milioni da liquidare. Se a ciò si aggiungono i 2 miliardi di opere pubbliche finanziate di cui solo 500 milioni già pagati, si capisce che la Bassa ha ancora da verificare almeno 2 miliardi.
Francesco Pullè, ingegnere tra i più stimati e coinvolti nella ricostruzione e ora anche capogruppo di maggioranza a San Felice, prova ad analizzare la situazione potendo osservarla da entrambe le parti: tecnico privato e amministratore. «La parte che rimane da completare è forse la più complessa: imprese che, stante istruttorie lunghe e difficoltose, oggi non accettano più lavori perché forse attratte da lavori più remunerativi tra cui il Superbonus 110%; contenziosi tra imprese e committenti o tra professionisti e committenti; imprese che hanno chiuso per svariati motivi o un aumento dei costi nei cantieri per effetto del Covid, di cui oggi non vi sono procedure certe e chiare per riconoscerli. Insomma vi sono diversi presupposti affinché, se non gestita bene da tutto il sistema, questa situazione possa diventare “esplosiva”».
E se restano alcune incongruenze sulle tempistiche di conclusione dei lavori anche collegate alle complessità causate dal Covid («Sappiamo che sull’argomento il Commissario ci sta lavorando e auspicheremmo, per i cittadini una celere risposta», ammette Pullè), l’altro grande problema è quello dei somministrati del sisma, tecnici pubblici precari ormai numericamente all’osso con ovvie ripercussioni sulla celerità di ogni singola pratica. I rinnovi di contratto al 30 giugno non forniscono garanzie e molti hanno scelto di intraprendere strade diverse o di proporsi sul mercato del lavoro grazie all’imponente competenza maturata in 9 anni.
«Il problema è importante e serio soprattutto nei Comuni con più danni dove si contano cantieri già finiti e da “pagare” ad imprese e professionisti per svariati milioni e con una ricostruzione pubblica in istruttoria che necessita del lavoro di tecnici formati e competenti – ammette Pullè – Invece sta succedendo che numerosissimi tecnici abbandonano i “precari” posti di lavoro per seguire nuove opportunità sia nelle amministrazioni “fuori cratere”, sfruttando le rinnovate capacità assunzionali dei Comuni, sia per le offerte negli studi privati e nelle imprese. La questione era chiara fin da ottobre 2020, mentre ad oggi non paiono esserci soluzioni alternative. Si ha l’impressione che il sistema “Regione” stia intervenendo troppo lentamente e se mi è concessa un po’ di “politica” rimango abbastanza colpito che in una Regione che per tradizione dovrebbe mettere la questione del lavoro al primo posto si siano lasciate ben 360 persone senza certezze per così tanto tempo». —
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