Sussidi pagati anche a un detenuto
Tra Sassuolo e Vignola scoperti sei redditi di cittadinanza illegali: c’è pure una persona vicina ai clan
Francesco Dondi
In nemmeno due anni erano arrivati a percepire complessivamente 39mila euro sottoforma di reddito di cittadinanza. Uno strumento di sostegno al reddito a cui non avrebbero però potuto accedere in quanto o sottoposti a misure cautelari oppure condannati in via definitiva nell’ultimo decennio. E invece sei di loro, tutti residenti tra il distretto ceramico e quello di Vignola, continuavano a ricevere i soldi senza averne le facoltà.
I militari della Compagnia di Sassuolo e della Tenenza di Vignola hanno infatti eseguito un controllo incrociato attraverso le proprie banche dati per analizzare proprio il collegamento tra coloro che si trovano in condizioni di inammissibilità e i percettori del reddito di cittadinanza. In seguito della verifica tra quanto dichiarato dai 6 soggetti nelle domande di richiesta della misura di sostegno al reddito ed i dati in possesso della Finanza è emerso che due persone (un italiano ed un extracomunitario) avevano omesso di comunicare di essere sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.
In altri 4 casi i soggetti richiedenti (tre italiani ed un extracomunitario) non avevano indicato nella domanda di accesso alla prestazione sociale le precedenti condanne. Inoltre, uno dei 4, di origine foggiana, era gravato anche dall’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
«Tutti e sei – si legge in una nota della Finanza – ai sensi dell’articolo 7 della norma istitutiva del Reddito di Cittadinanza, sono stati deferiti alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Modena, e ora rischiano condanne fino ad un massimo di sei anni. Contestualmente sono stati anche segnalati al competente ufficio dell’Inps che provvederà a revocare, con effetto retroattivo, il beneficio ed a recuperare i quasi 39mila euro indebitamente percepiti a partire dal 2019. L’operazione delle Fiamme Gialle modenesi conferma l’impegno nella tutela della spesa pubblica e, in particolare, nell’azione di contrasto di quei fenomeni illeciti che comportano la distrazione di risorse da impiegare a favore di quei cittadini che versano davvero, a maggior ragione in un periodo così delicato, in condizioni di grave difficoltà economica».
Entrando nel dettaglio: in zona sassolese sono due le persone scoperte durante le verifiche. Si tratta di un italiano, detenuto in Sicilia, la cui domanda era stata inoltrata dalla moglie. L’altro è invece un magrebino con diversi precedenti specifici relativi allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Nel vignolese invece, nel poker di persone scoperte e denunciate, è finito nel mirino anche un pregiudicato considerato molto vicino ai clan della criminalità organizzata. Il suo coinvolgimento nel “business” del Reddito è stato scoperto dai finanzieri anche grazie alla collaborazione con Inps, in un rapporto di scambio reciproco che da tempo permette di stringere le maglie intorno ad una forma di sostegno al reddito particolarmente ambita. —
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