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lutto nel mondo dell’automobilismo 

Addio a Matteoni genio del marketing e ambasciatore della Ferrari

Saverio Cioce
Addio a Matteoni genio del marketing e ambasciatore della Ferrari

Assunto nel 1969 in Fiat per la concessionaria di Firenze C’era lui dietro la scelta della valigeria per le Rosse

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Saverio Cioce

Da venditore di Fiat 600 a Firenze a responsabile marketing Ferrari per bolidi da 600 cavalli.

Sta tra questi due estremi l’avventura di un grande dell’automobilismo modenese, scomparso l’altro giorno all'età di 84 anni. Luca Matteoni, toscano originario di Fucecchio, ha rappresentato il connubio vincente tra la cultura aziendale della Fiat e quella del Cavallino Rampante. La stima del Drake era tale che lo scelse come presidente del Ferrari Club Italia a partire dal 1996 al 2007, e dal ’97 lo fu anche dei “Ferrari Owners Club”. È stato anche grande sostenitore dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare di Modena, portando il suo contributo, ma anche lo spirito con cui Enzo Ferrari aveva promosso l’associazione, che porta il suo nome e quello del figlio Dino.

Ma la cifra stilistica che lo portò a diventare una sorta di ambasciatore della Ferrari nel mondo era il tratto garbato con cui affrontava gli interlocutori più ruvidi. Entrato nella concessionaria Fiat di Rifredi nel 1969 con la laurea di Scienze Politiche in tasca, si trovò a fare i conti in quegli anni con la rivoluzione che staccò l’azienda torinese dall’impostazione di Valletta e dai modelli del boom economico alla produzione di vetture moderne per la famiglia italiana. La 127 e la 126 furono i cavalli di battaglia che lo misero in luce portandolo nel 1971 a Ravenna come ispettore vendite in Emilia Romagna e dal 1976 a Torino in corso Marconi all’ufficio commerciale. Tre anni dopo è in Ferrari come direttore del marketing, dell’immagine e della pubblicità e non si è più mosso da Modena. In quegli anni ruggenti il suo stile felpato gli permette di rovesciare sul tavolo dei collaboratori e degli alti dirigenti una valanga di informazioni fondamentali. Fu tra i primi a capire che il mito della velocità non poteva essere l’unica carta da spendere assieme alla linea delle carrozzerie. Le Ferrari dovevano fare i conti con i nuovi competitori. Una Rossa sulla Croisette, a Montecarlo o a Forte dei Marmi, doveva portarsi dietro anche altro. Con Angelo Bellei, responsabile della progettazione e scomparso nel 2012, andò negli Usa per un processo che vide l’azienda vincere contro i fabbricanti di false Ferrari. E ancora: grazie alle sue conoscenze con gli specialisti della selleria Schedoni nacquero le linee di borse e valigie su misura che trasformavano il ridotto bagagliaio di una Ferrari in un valore aggiunto. «Finalmente si può caricare una sacca da golf» fu il primo commento che riferì a Maranello. E poi ancora la linea di oggettistica, dai mozzi ai tubi di scarico che assieme a Schedoni che forniva le basi in cuoio diventavano preziosi testimonial del mito dei bolidi rossi. Matteoni lascia la moglie Anna, i figli Carlo e Stefania e i nipoti. —

(ha collaborato

Edda Ansaloni)

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