Gazzetta di Modena

Modena

L’OSSERVATORIO DELL’ECONOMIA DI IRES CGIL 

Quasi duemila lavoratori modenesi in “infortunio” a causa del Covid

Giovanni Medici
Quasi duemila lavoratori modenesi in “infortunio” a causa del Covid

Il 40% dei casi presentato da personale della salute Il reddito medio pro capite in provincia è di 22.564 euro 

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Giovanni Medici

Sono stati quasi duemila i lavoratori modenesi ‘andati in infortunio’ a causa del Covid-19, dal gennaio 2020 al marzo 2021. Otto di loro sono morti. Il 6.1 per mille degli occupati nelle aziende modenesi ha presentato una denuncia di infortunio con questa motivazione e tra questi uno ogni 240 è deceduto.In Emilia-Romagna nello stesso periodo (dati Inail) gli infortuni sul lavoro da Covid-19 sono stati invece 13.660 (8,3% sul totale nazionale), di cui 40 con esito mortale. Questi dati sono contenuti nell’ottava edizione dell’Osservatorio dell’economia e del lavoro in Emilia-Romagna, presentato ieri da Cgil regionale ed Ires-Cgil Emilia-Romagna. Le denunce da infortunio sul lavoro da Covid-19 a livello regionale interessano nel 73,6% dei casi lavoratrici, in tutte le fasce di età, per il 68,6% chi opera nella sanità e nell’assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo) e nel 15,3% dei casi chi lavora nella pubblica amministrazione. Il 40% del totale sono state presentate da personale tecnico della salute, per l’84% infermieri e per il 9% medici. Giuliano Guietti (presidente Ires Cgil Emilia-Romagna) ha ieri delineato i principali contenuti dell’Osservatorio, che ha preso in considerazione non solo aspetti legati al mondo dell’economia e del lavoro, ma anche all’ambiente, alla demografia, al welfare. Partendo ovviamente dalla situazione creata dalla pandemia, che nella nostra provincia ha visto nel 2020 un aumento dei decessi del 20.1% rispetto alla media del periodo 2015-2019, ovvero 1195 morti in più. «E nei primi mesi del 2021 – ha detto - l’aumento è del 10%»”. A fronte di un saldo naturale negativo (se non ci fossero gli immigrati ogni anno la regione perderebbe 20mila residenti) è sceso l’anno scorso a causa della pandemia anche il Pil emiliano-romagnolo, del 9%. A Modena però un poco di meno, dell’8%, e per il 2021 le previsioni sono positive, con un +5.5%. Nella nostra regione, che fattura il 40% del suo Prodotto interno lordo fuori dai nostri confini, il -7.7% fatto segnare nelle esportazioni nel 2020 dovrebbe poi venire ribaltato da un +12.7% nel 2021. Sono stati persi poi l’anno scorso tra Piacenza e Rimini 43 mila posti di lavoro (soprattutto donne, giovani, lavoratori a tempo determinato e operanti nel settore commercio-turismo-alberghi) e sono aumentati di 91 mila unità gli inattivi. In provincia di Modena il reddito medio pro capite Irpef (anno d’imposta 2018) è di 22.564 euro ma in città sale oltre i 25 mila (è di 23.760 euro in regione e 21.660 in Italia). E il 2.7% della popolazione ha goduto nel 2020 di un reddito (o pensione) di cittadinanza (media nazionale del 6.2%). Luigi Giove (segretario generale Cgil dell’Emilia-Romagna) commentando i risultati dell’Osservatorio ha ricordato come l’invecchiamento della popolazione possa mettere in crisi la tenuta del sistema del welfare. «Questa regione ha maledettamente bisogno di flussi costanti di immigrati per mantenere livelli occupazionali e di benessere. Dobbiamo mettere in campo iniziative per invertire il trend demografico, dire no a dazi e chiusure delle frontiere che possono mettere in pericolo il nostro export e allungare il periodo di blocco dei licenziamenti utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili. A causa della pandemia – ha sottolineato - sono a rischio altri 60 mila posti in regione e già donne, giovani, precari hanno pagato un alto prezzo. E diciamo no agli appalti al massimo ribasso, che aprono alla precarizzazione del lavoro, ai subappalti e alle infiltrazioni della criminalità organizzata». —

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