«Condannato a 30 anni per sequestro a causa di un’intercettazione sbagliata Ma oggi credo ancora nella giustizia»
«Stavo lavorando in campagna e avevo fatto rientrare i vitelli nella stalla. Poi sono tornato a casa, all’entrata del paese mi hanno fermato a un posto di blocco e mi hanno arrestato. Da lì è iniziata la mia odissea, il mio calvario». Pietro Paolo Melis, condannato a 30 anni per sequestro di persona, ha fatto 18 anni, 5 mesi e 18 giorni in carcere da innocente.
La sua storia, come quella di Giovanni De Luise (8 anni in galera senza aver commesso nulla di male) e di Nunzio De Gennaro, assolto dopo oltre 10 anni di processo, è stata raccontata al Festival della Giustizia penale con Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, fondatori dell’associazione errorigiudiziari.com. Melis fu arrestato per il sequestro di Vanna Licheri, che purtroppo non tornò mai a casa. Ma, appunto, Melis fu vittima di un errore giudiziario: «Sono stato arrestato per una intercettazione ambientale, ma quella non era la mia voce, come si è appurato solo molto tempo dopo. Senza aver commesso alcun reato mi sono trovato con 30 anni di carcere. Ho sempre vissuto con la speranza, ma questo giorno di speranza è stato lungo… In carcere ho studiato, mi sono diplomato, ho fatto corsi - ha raccontato ancorra Melis - sono entrato a 36 anni e sono uscito a 54 anni, quasi da pensionato: mi hanno preso gli anni migliori». Melis in quegli anni ha potuto uscire dal carcere solo per poche ore e sempre sotto scorta: «Quando è morto mio padre sono rimasto a casa un paio d’ore, ed ero in carcere già da 8 anni». La svolta grazie alle tecnologie: «Ho avuto la possibilità di avere una revisione del processo attraverso un’agenzia specializzata in perizie fonometriche - ha raccontato al Festival - la voce dell’intercettazione non era la mia ed è stato dimostrato. Se credo nella giustizia? Sì, mi ha messo dentro ma mi ha anche scarcerato, io sono stato rovinato dal perito che ha assicurato che la voce di quella intercettazione era la mia. Bisogna fare più attenzione, si rovinano le persone…». Anche Giovanni De Luise ha fatto tanti anni in carcere, 8 anni e 8 mesi, da innocente perché è stato riconosciuto per errore dalla sorella della persona assassinata ed è uscito solo perché il vero assassino, divenuto collaboratore di giustizia, si è autoaccusato di quell’omicidio. «Pensavo di uscire in una ventina di giorni, ma ho preso l’ergastolo. Rifarei tutto, compreso rinunciare al patteggiamento: sapevo di essere innocente». —
P.S.
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