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Modena. Ristorante tutto al femminile Così rinasce il cortile San Paolo

Entro fine anno aprirà il locale Roots, grazie al progetto multietnico di Aiw «Le migranti formate come cuoche proporranno piatti tipici dei loro Paesi»


23 maggio 2021 Carlo Gregori


Carlo Gregori

Si chiamerà Roots. Sarà il primo ristorante multietnico tutto al femminile di Modena. Aprirà in pieno centro storico entro la fine dell’anno. La sua sede sarà nel complesso San Paolo, tra il Cortile del Banano e il Cortile del Leccio. Lo gestirà una giovane italo-americana, Caroline Caporossi, a capo della Aiw, Association for the Integration of Women, un’associazione in aiuto alle donne immigrate e che a Modena conta dodici assistite. Quattro di loro si stanno formando per diventare cuoche. Sono solo le prime allieve di un progetto più vasto seguito da Jessica Rosval, chef (canadese) di Casa Maria Luigia e dalla chef tosco-emiliana Alessia Morabito. Hanno il sostengo del vescovo Erio Castellucci, di Caritas e di associazioni e privati modenesi. A turno prepareranno piatti dei loro Paesi d’origine fornendo così un menù estremamente variegato e sempre differente da tutto il mondo.

Caroline Caporossi, cos’è il progetto Roots?

«Il locale è legato all’associazione Aiw, della quale sono fondatrice e presidente. Il nostro scopo è fornire risorse alle donne per permettere di mettere radici in Italia e rifiorire. Abbiamo avviato questo progetto perché a Modena vivono tante donne migranti, me compresa, hanno aspirazioni e sogni professionali che finora non potevano realizzare. Le nostre migranti sono indirizzate a Aiw da Caritas e dai servizi sociali e offriamo programmi di formazione professionale, rete sociale e opportunità di lavoro o di orientamento. Le donne migranti soffrono di tre problemi: sono donne, sono migranti e spesso sono di colore. Noi proviamo a mantenere con loro un rapporto professionale e di rispetto. Sono indirizzate verso i nostri obiettivi di lavoro che sono principalmente la cucina e la sartoria. Finora abbiamo lavorato con dieci donne. E ora quattro di loro fanno parte del Gruppo Culinario seguito dalle nostre chef: Jessica per la programmazione e Alessia per la formazione».

Un locale al femminile?

«Sì. Il primo progetto, nato un anno fa durante il lockdown da una collaborazione con Jessica, chef di Maria Luigia e braccio destro di Massimo Bottura e Lara Gilmore, era un corso di formazione di trecento ore per donne che vogliono lavorare nella ristorazione. Quindi abbiamo dato una formazione sia tecnica che non-tecnica (leggere la buste paga, conoscere diritti e doveri eccetera). Offriremo la formazione a sedici donne ogni anno. Ora apriamo il locale qui in San Paolo. Darà un sostengo diretto al nostro progetto, oggi mandato avanti dalla generosità degli sponsor modenesi».

Cosa faranno?

«Lavoreranno in cucina. Al momento si stanno formando con un corso di quattro mesi. Impareranno un po’ tutto: piatti tradizionali modenesi, verdure, brodo, pesce. Avranno una preparazione professionale. Poi lavoreranno in un programma integrato coi turni di un ristorante».

Come sarà il ristorante?

«Occuperà i due grandi spazi alla fine del corridoio. Il Comune li aveva messi a bando di gara anni fa senza mai trovare qualcuno interessato. Erano un po’ costosi. Abbiamo raggiunto un accordo dopo aver convinto il Comune sul progetto sociale. Resteremo in affitto per dieci anni. Il San Paolo è uno spazio, come sa ogni modenese, che è sempre stato aperto ai giovani e alle donne e per noi è perfetto anche per la sua storia. Ci aspettano comunque spese importanti. L’apertura è prevista per fine anno».

Il ristorante ha due sale collegate dal corridoio.

«Sì, anche se in realtà accanto a una sala ci saranno la cucina e anche uno spogliatoio. Contiamo di servire 40-50 coperti ogni sera. Per ora solo a cena. Anche perché è la loro prima esperienza lavorativa in cucina. Di giorno saremo aperti ma solo per il bar e per il volontariato. Ovviamente i nostri clienti non saranno solo donne, ma saremo aperti a tutti».

Non sarà un ristorante solo al femminile ma etnico.

«Lo scopo del ristorante è raccontare il valore delle culture anche culinarie di queste donne straniere arrivate a Modena. Ognuna di loro porterà un menù legato alle proprie origini a tavola. A Modena ci sono donne di 135 nazionalità. Spero di arrivare a 135 menù diversi. (Ride). Puntiamo ad avere una rappresentanza più ampia possibile. Le quattro allieve vengono dall’Africa (Ghana e Nigeria) e dal Bangladesh. Poi ci sono le nordafricane. E questo solo per partire».

Lei farà qualche piatto di cucina americana?

«Magari! Chissà. Vengo da una famiglia di ristoratori americani di origini calabresi. Qualcosa potrei farlo».

Per chi fosse interessato a una donazione col 5x1000 a Aiw: C.F. 03914960368. —

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