«Adesso non c’è più tempo: i processi vanno riformati»
Errori, tempi lunghi, depenalizzazione: la tavola rotonda ha chiuso l’evento «Questa situazione non è tollerabile né per le vittime né per gli imputati»
“Ripensare il sistema. Le prospettive di riforma del diritto e del processo penale in Italia”, questo il titolo della tavola rotonda di chiusura del Festival della Giustizia Penale moderata dal direttore scientifico del festival, Luca Luparia Donati ordinario di Procedura Penale nell’Università di Roma Tre e membro della commissione, voluta dal Ministro Marta Cartabia, per la riforma del processo penale. Giovanni Canzio, Primo Presidente emerito della Corte di Cassazione, ha aperto la strada: «La strada delle riforme è inevitabile, ma non c’è più tempo per piccoli interventi di facciata« e Glauco Giostra, ordinario di Procedura Penale alla Sapienza, ha messo il fuoco sul testimone e sui rischi degli errori e del travisamento nei ricordi dei testimoni. Il Senatore Giacomo Caliendo ha chiosato: «Sono anni che parliamo di processi mediatici, ma non si trova una soluzione, occorre una riforma complessiva. A chi spetta allora dare la priorità ai processi? Solo il Parlamento può farlo».
Si è poi entrati a pieno titolo nei lavori della commissione Cartabia, con Mitja Gialuz dell’Università di Genova e col vice presidente Gian Luigi Gatta della Statale di Milano, nonché consigliere giuridico del Ministero della Giustizia. Il professor Gialuz ha esordito con una frase molto netta: «L’irragionevole durata dei processi civili e penali è un problema per tutti: oggi il sistema della giustizia penale italiana non fa giustizia né per vittime né per gli imputati».
Gialuz ha proseguito con alcune proposte dalla commissione: «La depenalizzazione in concreto attraverso istituti innovativi come l’archiviazione condizionata o meritata. Seconda direttrice l’introduzione di misure per assicurare una durata certa delle indagini preliminari. Terza la responsabilizzazione di tutte le parti; quarto criterio la razionalizzazione dei riti alternativi e quinto punto la rimodulazione dei filtri, che funzionano poco e male». Gatta ha ricordato che i 222 miliardi di euro del Pnrr, e non solo i circa 2,3 miliardi previsti per la giustizia, sono condizionati a una riforma della giustizia che accorci del 40% i tempi dei processi civili e del 25% quelli penali. «I dati sul tempo di durata di ogni fase del processo penale, invece, dicono che in primo grado in Italia la media è il triplo di quella europea e in appella di otto volte tanto! Solo la Cassazione è in linea con la media europea». Gatta ha poi ricordato la disomogeneità nei vari distretti, con corti d’appello da oltre 2000 giorni (Napoli) o 1500 (Reggio Calabria) di attesa e Milano o Salerno che hanno 335 e 340 giorni per concludere il procedimento. «Il vero problema non è la prescrizione, ma la lentezza del processo penale». L’avvocato Valerio Spigarelli, già presidente dell’unione delle Camere Penali Italiane, ha chiuso: «Occorre una riforma strutturale della giustizia che limiti l’iper potere del pubblico ministero. Dico no all’ansia della punizione». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
