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Modena. La poetessa Saffo e quella sindrome scoperta da Papi

PAOLA DUCCI
Modena. La poetessa Saffo e quella sindrome scoperta da Papi

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MODENA È stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale di Endocrinologia “Hormones” un articolo che conferma il genio artistico di Saffo, considerata una delle voci più alte della poesia lirica dell’antica Grecia. Il testo è a firma di Giampaolo Papi (direttore dell’Endocrinologia dell’Ausl di Modena e docente all’università Cattolica di Roma), Valentina Cuomo (filologa, docente all’università di Dresda), Enrico Tedeschini (psichiatra dell’Ausl di Modena), Rosa Maria Paragliola (ricercatore di Endocrinologia all’università Cattolica di Roma), Salvatore Maria Corsello (professore associato di Endocrinologia all’università Cattolica di Roma) e Alfredo Pontecorvi (professore ordinario di Endocrinologia all’Università Cattolica di Roma).


«Per la prima volta abbiamo riletto accuratamente, in chiave medica, il famoso “Frammento 31 Voigt” attribuito a Saffo e meglio conosciuto come “Ode della gelosia” – spiega l’endocrinologo modenese Papi- I versi della lirica sono stati composti nel VII secolo avanti Cristo secondo una metrica originale proposta dalla stessa poetessa ed è incredibile la meticolosità con cui Saffo riporta un insieme di sintomi e segni, e cioè una “sindrome”, in modo coerente, organico e completo, tanto da apparire un trattato di endocrinologia, come nessuno mai aveva fatto prima».


I versi descrivono il profondo turbamento generato nella poetessa dall’incontro inaspettato con la donna della quale è innamorata mentre è in compagnia di un uomo. La reazione a tale situazione è talmente forte e improvvisa che causa la comparsa, in Saffo, di una serie caratteristica di sintomi, molto ben definita nei dettagli.
Ma cosa ha portato, a distanza di oltre 2700 anni dalla sua composizione, a dare questa nuova chiave di lettura a un’ode che risulta tra le più studiate e commentate di tutti i tempi? «Metti una domenica mattina. Vacanze di Natale e una chat a due – ricorda con un sorriso Papi – da una parte un medico, che sarei io, che ha frequentato il liceo Classico e non ha mai abbandonato la sua passione per la letteratura classica, dall’altra una docente di Lettere italiana, Valentina Cuomo, che insegna Filologia alluniversità di Dresda in Germania e che, ogni domenica, mi fa lezione di greco.

Quella mattina la professoressa mi aveva presentato l’Ode della Gelosia di Saffo. L’ultima volta che l’avevo letta ero al liceo ma quando me la sono trovata sotto gli occhi da endocrinologo sono rimasto strabiliato: l’ode era una descrizione, dettagliata e perfetta, di una risposta acuta allo stress. Il primo caso clinico della storia... Da lì è nata l’idea di approfondire lo studio che dapprima ho presentato agli studenti del liceo Classico di Modena e poi agli studenti della Facoltà di Medicina dell’università Cattolica».


«Dal punto di vista medico – aggiungono i ricercatori nel loro lavoro scientifico – questi versi rappresentano la prima descrizione analitica nella storia dell’uomo della risposta acuta allo stress, la cosiddetta “risposta di attacco o fuga”. La sola vista della propria amata seduta e sorridente accanto a un uomo che Saffo, evidentemente, percepisce come rivale in amore e, quindi, come un pericolo concreto, provoca in lei una reazione immediata e involontaria che la fa soffrire al punto da sentirsi morire. La risposta acuta allo stress – continuano gli autori – è un importante e ancestrale meccanismo di sopravvivenza, che permette agli uomini (e agli animali) di reagire rapidamente quando si verifica una situazione di pericolo e occorre prepararsi a fuggire o a combattere. Il segnale si genera nelle aree del cervello che ricevono l’allarme, proveniente, ad esempio, dagli occhi o dalle orecchie, e infine attiva la componente simpatica del sistema nervoso autonomo e la midollare surrenalica, le quali rilasciano catecolamine entro pochi secondi».


Come spiega l’endocrinologo Papi le catecolamine sono ormoni le cui azioni sono molteplici e le principali includono l'aumento della frequenza cardiaca e della contrattilità del cuore, la costrizione dei vasi periferici, il rossore al volto, l’aumento della pressione arteriosa, l’attivazione dei substrati energetici con liberazione di zuccheri e acidi grassi, indispensabili per l’attività muscolare e per il metabolismo cerebrale, la comparsa di tremori e sudorazione fredda e infine l’aumento della temperatura corporea.


«I risultati della ricerca – conclude Papi – possono aprire un interessante confronto tra medici, filologi e studiosi del mondo antico per le nuove implicazioni che avranno, a distanza di oltre due millenni da uno dei componimenti lirici più noti e più studiati di tutti i secoli». —

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