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formigine. dall’azienda italforni 

Brevettato l’idrogeno verde per i forni delle ceramiche

Giovanni Medici
Brevettato l’idrogeno verde per i forni delle ceramiche

Il titolare Pietro Mazzacani: «Progetto realizzato con la società Idroenergy: consente di risparmiare metano e di diminuire le emissioni di gas serra»

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Giovanni Medici

Italforni srl di Formigine ha brevettato e testato l’uso dell’idrogeno verde per i forni a rulli dell’industria ceramica, un progetto realizzato in collaborazione con la livornese Idroenergy spa.

L’idrogeno verde è quello ottenuto dalla elettrolisi dell’acqua grazie alle energie rinnovabili. E d’altronde l’idrogeno stesso è rinnovabile: è disponibile in quantità, si dissocia dall’acqua e ritorna acqua dopo averci dato la sua energia, senza emettere anidride carbonica. Italforni ha brevettato una soluzione che consente di inserire nei forni a rulli idrogeno come fonte energetica parzialmente alternativa al gas metano. Ciò non solo consente di risparmiare metano ma può consentire l’autoproduzione di idrogeno presso lo stabilimento ceramico che utilizza gli impianti della ditta formiginese. «L’azienda ha una decina di dipendenti, è attiva da settant’anni – spiega il presidente Pietro Mazzacani – ed è specializzata in forniture speciali riguardanti forni ed essiccatoi per l’industria ceramica di tutto il mondo. Siamo da sempre attenti ai temi ambientali e oggi in grado di applicare l’utilizzo dell’idrogeno sui bruciatori, realizzando allo stesso tempo tre effetti: diminuzione dei consumi di gas metano (fino a un massimo del 30%) con un inferiore impatto ambientale, mantenimento di elevati standard produttivi sia in termini di quantità che di qualità ma soprattutto diminuzione delle emissioni di gas serra». Il brevetto di Italforni per questa tecnologia è applicabile su tutti i bruciatori attualmente utilizzati sui forni a rulli e gli essiccatoi che producono la ceramica italiana. I dissociatori elettrolitici devono essere alimentati con acqua demineralizzata e l’ossigeno prodotto potrà essere inserito per arricchirla nell’aria di combustione e utilizzato nelle parti del forno dove serve maggiore ossidazione. L’uso di idrogeno e ossigeno comporta un’immediata diminuzione dei volumi totali dei fumi in uscita dal camino. Quali i vantaggi economici di questa tecnologia? Sostituendo fino al 30% del gas metano con idrogeno nella produzione di 1.000 metri quadrati di piastrelle, spiega Mazzacani, si ottiene un minor costo di 105 euro per il gas e di 38 euro per la non emissione di CO2 in atmosfera. «L’investimento in un impianto completo, escluso il campo fotovoltaico, per una fabbrica che produce ogni anno 3 milioni di metri quadrati di piastrelle è di 3 milioni di euro. L’impianto ha una durata media di 15 anni. Se si considera – prosegue Mazzacani – che un’azienda simile oggi per le emissioni di CO2 spende 370.000 euro l’anno, significa che sono sufficienti 7 anni per ammortizzare l’impianto solo con questi risparmi. E si devono aggiungere ancora le minori spese per il gas metano».

Il comprensorio ceramico oggi consuma circa un miliardo di metri cubi di gas metano e produce 340 milioni di metri cubi di piastrelle. A tutto questo, conclude Mazzacani, si aggiunge una possibile leva di marketing, perché chi produce con tecnologie “green” può attirare l’attenzione dei consumatori e giustificare un prezzo maggiore, che velocizza l’ammortamento dell’impianto. —

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