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«Vertenze anti-storiche Fermate gli speculatori»

«Vertenze anti-storiche Fermate gli speculatori»

«Imprenditori che violano il Patto per il lavoro senza rispettare le istituzioni Si devono riformare gli ammortizzatori prima di sbloccare i licenziamenti»

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«A Modena nelle ultime settimane si assiste a una recrudescenza di scelte imprenditoriali speculative che mettono a rischio circa 400 lavoratori. I casi della Manifattura Riese di Carpi, dell’Ondulati Maranello e dell’Unifer Navale di Finale sono l’esempio di come non si deve uscire dalla crisi della pandemia con chiusure, delocalizzazioni e con licenziamenti di massa».

Il sindacato Cgil di Modena, tramite Cesare Pizzolla della segreteria provinciale, interviene sul momento particolare della realtà produttiva modenese con tre gravi casi esplosi contemporaneamente e caratterizzati da scelte unilaterali e intransigenti di imprenditori con cuii diventa complicato trattare.

«Siamo a pochi mesi dalla firma del Patto regionale per il lavoro – dice Pizzolla – dove tutte le parti sociali, tra cui anche 55 organizzazioni d’impresa (a nome delle loro associate) si sono impegnate a non mettere in atto azioni unilaterali e comunque ad utilizzare tutti gli ammortizzatori conservativi per evitare i licenziamenti. Le tre situazioni aziendali evidenziano invece la scelta di non rispettare questo patto e di procedere alla chiusura e ai licenziamenti unilaterali senza nessuna disponibilità a trovare strade alternative».

La stessa modalità delle aziende di stare al tavolo delle trattative convocato presso la Regione Emilia Romagna rivela la volontà di non riconoscere il ruolo delle istituzioni e in alcuni casi è anche espressione di assoluta mancanza di rispetto verso lavoratori, sindacati e rappresentanti pubblici.

«Se queste sono le modalità con cui qualche imprenditore, nel totale silenzio delle associazioni d’impresa, pensa di poter avere mano libera tra pochi mesi al termine del blocco dei licenziamenti – continua Pizzolla – troverà la risposta di tutta la società civile per evitare che le aziende si riorganizzino attraverso i licenziamenti, anziché utilizzare gli strumenti esistenti per rilanciare l’impresa tutelando al tempo stesso l’occupazione».

Queste crisi aziendali non possono lasciare indifferenti le associazioni d’impresa, non solo perché sono firmatarie del Patto per il lavoro, ma perché la chiusura di ogni singola impresa, crea a cascata un problema su tutto il sistema industriale del territorio e quindi penalizza, in modo diretto ed indiretto, anche tutte le loro associate.

«Il territorio di Modena – continua il segretario confederale Cgil – non può essere un terreno di conquiste di avidi speculatori, ma è un territorio che ha competenze, professionalità e infrastrutture per permettere a queste imprese di dare continuità produttiva e occupazionale, in coerenza con la storia di una comunità che ha saputo coniugare sviluppo industriale e coesione sociale. Comportamenti diversi da parte delle imprese sono un graffio per la storia della provincia di Modena che, grazie all’impegno di tutti, è passata da una delle province più povere nell’immediato dopoguerra, a una realtà tra le più ricche e virtuose».

«Sia per le tre vertenze in questione, ma anche con l’uscita dal blocco dei licenziamenti – dice Pizzolla – chiediamo a tutti i soggetti coinvolti di rientrare in logiche che permettano di risolvere i problemi senza scaricarli sui lavoratori. Se ciò non avvenisse anche qui è a rischio la coesione sociale con un aumento della conflittualità».

Cgil Modena conferma il “no” a licenziamenti unilaterali e metterà in campo ogni azione utile per contrastarli.

«Anche per queste ragioni – conclude Pizzolla – la Cgil ritiene sbagliata la fine del blocco dei licenziamenti prima di aver fatto una vera riforma degli ammortizzatori sociali che devono essere in capo al singolo lavoratore e non vincolati alla tipologia contrattuale o alla dimensione aziendale in cui si lavora. E vanno azzerati i contatori (la dotazione di ammortizzatori sociali a disposizione nel quinquennio precedente) per permettere di gestire le crisi con tutti gli ammortizzatori a disposizione». —



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