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Cantine piene di vino a causa del lockdown e poi i danni delle gelate

Mattia Vernelli
Cantine piene di vino a causa del lockdown e poi i danni delle gelate

I produttori locali preoccupati Gibellini della “Pederzana” Gianaroli della “Piana” e Altariva della “Moretto”: «Servono aiuti dallo Stato»

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Mattia Vernelli

CASTELVETRO. Dietro alla ristorazione che fatica a decollare ci sono cantine piene di vino rimasto invenduto. L’ottima vendemmia salutata ad ottobre 2020 aveva fatto ben sperare i produttori locali, ma gran parte delle bottiglie non hanno raggiunto i tavoli di pub e ristoranti. «La prima naturale conseguenza è l’abbassamento dei prezzi», fa notare Francesco Gibellini della tenuta Pederzana. Non solo: se i vari lockdown hanno impedito a tanti di poter lavorare, lo stesso non possono dire i produttori vinicoli. «La natura non si ferma -spiega Mirco Gianaroli della “Piana” - e così neanche le aziende agricole. Di conseguenza abbiamo avuto i costi identici rispetto ad una annata normale, però la pandemia ci ha impedito di vendere. Si parla sempre dei problemi della ristorazione, ma non di tutte quelle aziende che sono legate e correlate. Nella azienda agricola anche quando non si vende rimangono tutti i costi, fissi e variabili... Qui non si può tirare giù una serranda». Chi conosce il mondo vinicolo sa che si tratta di un mercato a due velocità: da un lato ci sono le cantine cooperative che fanno grande distribuzione e che non hanno rallentato le vendite, anzi. In una drastica situazione sono invece i piccoli produttori, che vendono al circuito Horeca (ristoranti, bar, enoteche). «E in tutto questo – continua Gianaroli - le misure adottate dallo Stato sono ridicole. Ci hanno dato degli incentivi sui mutui, tutti soldi da restituire entro 5 anni. Ci troveremo con un sovra indebitamento difficile da sostenere. Noi un altro anno di pandemia non lo sopravviviamo. La nostra perdita supera il 50%». E più la nuova vendemmia si avvicina più diventa cruciale vendere: non solo per il guadagno, ma anche per liberare spazio nel quale mettere le nuove bottiglie nelle cantine. «Siamo in ritardo di tre mesi sulle vendite. Quello che vendevamo a febbraio – spiega Fabio Altariva, titolare della Fattoria Moretto - lo stiamo vendendo ora. Ttutto dipende dallo Stato, perché la volontà di uscire delle persone di uscire c’è. Finche c’è il coprifuoco i ristoratori non possono lavorare la sera. Con la a chiusura a mezzanotte sono positivo, penso che riusciremo a svuotare la cantina entro settembre». Francesco Gibellini della Pederzana, è riuscito a mitigare l’impatto della crisi. «La scorsa estate abbiamo raccolto poca uva, nonostante lo straordinario anno di resa. Puntato sulle riserve e passiti, come rossi fermi destinati a rimanere in cantina 5-6 anni. Abbiamo fatto una scelta controcorrente. I vini imbottigliati diventeranno un valore aggiunto per la nostra cantina». E la vendemmia alle porte? «Un disastro», secondo Mirco Gianaroli. «La gelata che ha colpito a Pasqua - continua - ha portato danni oltre il 70%. In media nel o modenese è previsto un calo del 40% della produzione». Le viti di Fabio Altariva sono state più fortunate: «Abbiamo tra il 15-20% di gemme gelate che non possono andare in produzione». —

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