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Ramazzini in prima linea nella lotta all’infertilità

Serena Arbizzi
Ramazzini in prima linea nella lotta all’infertilità

Al centro di procreazione assistita dell’ospedale arrivano 132 coppie all’anno La dottoressa Berra: «Abbiniamo azioni cliniche alla cura della sfera emotiva»  

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Serena Arbizzi

Un’attività per pazienti che arrivano anche da altre province, come Reggio e Bologna, e da fuori regione, in particolare dal territorio mantovano, per tante donne che vogliono esaudire il desiderio di maternità.

Nei 20 anni di attività il centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ausl, istituito al Ramazzini, ha acquisito un ruolo sempre più importante. La struttura fa parte dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia diretta dalla dottoressa Giulia Pellizzari e le coppie vengono inserite in un percorso formato da almeno due step in su, a seconda della necessità di ogni caso.

Ieri, le dottoresse Pellizzari, Marta Berra (responsabile Pma) e Rita Bianchi, referente del laboratorio, hanno analizzato l’attività all’interno del centro. «Le cause dell’infertilità possono essere molteplici – spiega la dottoressa e ginecologa Marta Berra – tra cui problemi ovulatori, fattori biologici, come l’età, e ormonali. Nel nostro centro cerchiamo di creare le condizioni affinché i fattori modificabili possano essere corretti, con azioni di carattere clinico e attenzione alla sfera emotiva».

Nel 2019 sono state 132 le inseminazioni effettuate, in crescita rispetto all’anno precedente in cui sono state 114. «Nel 2020 l’attività è stata frenata come tanti altri servizi non correlati all’assistenza dei pazienti positivi – rimarca la dottoressa Berra – costringendoci a una sospensione di sei mesi. Quest’anno siamo ripartiti a pieno ritmo per continuare a essere un punto di riferimento».

Una figura entrale, all’interno del centro è quella del biologo. «Il nostro lavoro riguarda la parte andrologica – aggiunge la dottoressa Bianchi, una delle due biologhe del centro – Ci occupiamo della preparazione del liquido seminale per l’inseminazione tramite tecniche di capacitazione, con cui si può migliorare la qualità degli spermatozoi in caso di problemi lievi o moderati. Negli ultimi anni abbiamo assistito all’aumento della percentuale di criticità maschili, legati a più fattori, come lo stile di vita, tra cui fumo, alcol esedentarietà sono le principali cause, e l’avanzamento dell’età».

Il centro di Carpi è di primo livello. I tempi di attesa sono tra i due e i tre mesi. Arrivano, in particolare negli ultimi tempi, anche richieste da parte di coppie omosessuali che vengono indirizzate a centri di secondo livello dove sono a disposizione i servizi per quel caso specifico.

Tornando alle coppie in carico al centro di Carpi, «la probabilità di successo – affermano le dottoresse Pellizzari e Berra – si attesta sul 18 per cento, in una percentuale che, a livello nazionale, è compresa tra il 15 e il 25 per cento. Il fatto che tanti utenti si rivolgano a noi anche grazie al passaparola, ci porta a pensare che la strada che stiamo percorrendo sia quella giusta». Si accede al centro di procreazione medicalmente assistita al primo piano del Poliambulatorio 1, tramite prenotazione diretta. O, in alternativa, si arriva qui tramite l’invio dal consultorio, oppure da parte di ginecologi privati o da servizi di altre aziende sanitarie. —

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