No mask modenese in trasferta a Reggio, ma la missione non fa proseliti
L’uomo e i suoi amici erano andati nel vicino capoluogo per sponsorizzare teorie complottiste. “Blitz” anche alla scuola Pertini e critiche ai manifesti Lgbt: «Va tutta a rovescio»
REGGIO EMILIA. Era andato a Reggio in cerca di consenso, per sponsorizzare teorie complottiste sul “presunto Coronavirus”, ma alla fine si è ritrovato a parlare da solo inveendo contro dei manifesti che promuovono l’inclusione Lgbt.
Non è finita nel migliore dei modi – almeno non per lui – la trasferta reggiana del noto personaggio no-mask modenese, di cui non faremo il nome per non sponsorizzare oltre teorie che nulla hanno di provato e scientifico. La titanica missione dell’uomo, accompagnato da due suoi amici, è stata ripresa da lui stesso in un filmato di una decina di minuti, poi diffuso mercoledì su un canale Telegram e visualizzato, in un solo giorno, oltre 4.800 volte. Dieci minuti in cui né il regista né i suoi compagni, tanto per non smentirsi, indossano mai la mascherina. Al punto che il filmato si apre con il no-mask che, in viaggio verso Reggio, viene giustamente cacciato da un treno regionale perché senza dispositivi di protezione e affidato alle mani di due agenti delle Volanti.
Se sia stato sanzionato o meno non è dato saperlo, perché il video viene tagliato a metà di una discussione con uno degli agenti su regole e normative anti contagio per riprendere davanti alla scuola Pertini di Reggio Emilia.
Qui l’uomo citofona, cerca di parlare con la preside, ferma dei passanti – o dei genitori, non è chiaro – tentando di distribuire volantini e parlando «dell’inutilità delle mascherelle che fanno male ai bambini, che stanno sicuramente uscendo lobotomizzati e impauriti da questa cosa».
Dopo qualche diniego, e dopo esser riuscito a spacciare almeno un volantino all’interno di una biblioteca, il modenese e i suoi amici si spostano davanti allo stadio Mirabello. Dove trova dal Comune alcuni manifesti che sponsorizzano l’inclusione e la normalità di tutte le famiglie, non solo quelle eterosessuali.
Manifesti che ritraggono coppie lesbiche e coppie gay innamorate, unite e con dei bambini. Basta quello per spostare la missione del gruppetto verso un nuovo eroico obiettivo. «Da lontano potrebbero sembrare un uomo e una donna – commentano – ma no, sono due donne! Come si chiama questa strada, viale dell’ambiguità? Ma perché deve andare tutto a rovescio?».
Poi, in un attimo, la scena più involontariamente comica del video. Il modenese ferma una ragazza, le chiede il suo parere su quei manifesti cercando appoggio ma solo troppo tardi si accorge di essere davanti a una giovane transessuale. Che dà al gruppetto la risposta migliore: li ignora senza nemmeno guardarli.
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