Gazzetta di Modena

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le dichiarazioni degli indagati 

«Non sono un delinquente non pensavo a una tragedia»

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VERBANIA. «Lo confermo: ho messo io il forchettone, l'ho fatto anche altre volte» Con queste parole il caposervizio dell'impianto Gabriele Tadini, difeso dal legale Marcello Perillo, ha ribadito la confessione fatta nei giorni scorsi e cioè di aver messo il forchettone anche in passato e ha spiegato che le anomalie manifestate dall'impianto non erano collegabili alla fune ed ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse».

IL GESTORE

Luigi Nerini, assistito dal suo avvocato, Pasquale Pantano, si è difeso scaricando su chi materialmente operava sui movimenti della funivia. «Non potevo fermare io la funivia. - ha detto - Ho dato indicazioni importanti su chi doveva fare cosa e su chi doveva occuparsi della sicurezza dei viaggiatori e chi degli affari della società». Il gestore ha confermato che tutti erano a conoscenza dell’esistenza di problemi al sistema frenante e che per cercare di risolverli era stata «chiamata per due volte una ditta». Si dice ignaro della prassi di utilizzare i forchettoni, Quanto alla possibilità di chiudere la ferrovia: « Lui poteva fermarla solo se mancava il direttore di esercizio» ha sottolineato il legale.

L’INGEGNER PEROCCHIo

Anche il direttore di esercizio della funivia del Mottarone, Enrico Perocchio, secondo quanto riferito dal legale Andrea Da Prato , nega ogni coinvolgimento e di non sapere «dell'uso dei forchettoni, non ne ero consapevole». Rigetta quindi quanto riferito da Tadini e cioè che fosse al corrente dell'uso dei forchettoni per bloccare il freno di emergenza «Non salirei mai su una funivia con ganasce, quella di usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini». —

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