A Bomporto collezionisti da tutto il mondo per l’elettrauto che resuscita auto d’epoca
Da 50 anni nell’officina della famiglia Gatti le Lamborghini e Ferrari storiche. Eccezionale archivio con misure e colori dei fili
Giovanni Medici
L’insegna non c’è, ma c’è una Lamborghini Countach rossa nel cortile. «Chi ci cerca sa dove trovarci», dice Christian Gatti. Christian è il figlio di William, elettrauto ben noto nel circuito degli appassionati di auto d’epoca. Il 24 maggio del 1971, cinquant’anni fa, William Gatti comincia a lavorare sulle Ferrari da Scaglietti. Dopo tanti anni di officina inizia a offrire la sua esperienza come libero professionista “porta a porta” a carrozzerie e clienti privati, costruendo, revisionando e montando impianti elettrici e strumentazioni nel garage di casa. Nel 2009, assieme a Christian, decide di aprire la sua attività nella zona industriale di Bomporto: la famiglia è di Solara, dove Gatti produceva un po’di tutto in campagna, ovviamente nel fine settimana.
William Gatti, che si definiva “un elettrocontadino”, è mancato due mesi fa, a 71 anni. Christian gli aveva promesso che in occasione del 50esimo dell’azienda avrebbe fatto una grande festa con amici e colleghi.
«Purtroppo a causa del Covid l’abbiamo posticipata ma cercherò comunque di organizzare qualcosa per ricordare la memoria di mio padre», spiega. Trentasei anni, diplomato al Corni, Christian mostra in ufficio l’elenco delle vetture sulle quali suo padre ha lavorato, prima da solo e poi assieme a lui stesso. Ferrari, Maserati, Lamborghini: praticamente ci sono tutte, comprese quelle più famose, come la 250 GTO. E del restauro della parte elettrica della prima auto costruita da Enzo Ferrari, la Auto Avio 815, ora di proprietà del collezionista Mario Righini, se ne occupò proprio lui. Così come della prima Lamborghini, la 350 GTV, o del cruscotto della Countach numero uno del 1971. Ma ha «messo le mani» anche su Lancia, Mercedes, Cisitalia, Bugatti e pure su piccole Fiat del passato. Quando andiamo a trovare Christian nel suo piccolo capannone troviamo una Lancia Aprilia Cabriolet del 1938, da oltre ottant’anni di proprietà della stessa famiglia e che ha bisogno di rifare l’impianto elettrico. Un collaboratore dell’azienda invece si sta occupando di una Ferrari BB 512 spogliata di meccanica e tappezzeria, il cui abitacolo è un intreccio di fili colorati. Si smonta, si sistema, si rifanno i collegamenti, si testa la strumentazione e poi si rimette il cruscotto.
«Quello che troviamo come ricambio originale lo sostituiamo ma ovviamente altri pezzi vanno rifatti, anche grazie alle stampanti 3D o alle macchine a controllo numerico. Gli schemi elettrici? Abbiamo un piccolo archivio costruito da mio padre nei decenni, con le misure, i colori dei fili. Se invece l’auto non la conosciamo – spiega – dobbiamo averla in sede».
In un angolo dell’azienda di Gatti c’è anche una piccola officina: un tornio, una sabbiatrice, altre macchine, per i lavoretti di meccanica. Su un soppalco invece un tavolone è ingombro di fili e cavi e alle pareti ci sono decine di matasse, di ogni colore e dimensione, anche telati. Il vero cuore dell’impianto elettrico di un’auto. «Noi restauriamo mezzi sui quali l’elettronica non è presente. Quello che non c’è non si rompe».
Christian ricorda che ha conosciuto collezionisti di tutto il mondo. Tra i clienti ci sono molti stranieri che spediscono le loro auto d’epoca qui per farle tornare come nuove. Tre mesi dal meccanico, due dall’elettrauto, poi ancora da chi rifà la selleria e infine in carrozzeria per la verniciatura. E un restauro “made in Modena” è una buona carta da giocare al momento della vendita.
«Anche se lui non c’è più – conclude guardando una foto del padre appesa al muro – la ditta continuerà a chiamarsi Elettrauto Gatti William, come è sempre stato». —
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