Esce assieme ai genitori e va verso i campi per non ritornare più
novellara. Sono due i filmati girati dalle telecamere di sicurezza della grande azienda agricola “Le Valli” – nella quale lavoravano tutti i familiari di Saman Abbas – già agli atti dell’inchiesta e che sono serviti a inquadrare una situazione diventata prima inquietante e molto presto tragica.
Il primo è del 29 aprile e sono le 19.15, quando tre persone (il padre e due cugini di Saman Abbas) risultano armate di pale, piede di porco e un attrezzo non identificato; inoltre portano con loro un secchio e un sacco azzurro. Nelle immagini si dirigono verso la campagna e le stalle situate dietro il capannone dell’azienda agricola dove la famiglia di Saman ha anche l’abitazione. Torneranno soltanto due ore dopo.
Il secondo filmato è della notte fra il 30 aprile e il primo maggio. Saman esce insieme ai genitori dalla casa in cui abitano, appunto accanto all’azienda agricola della pianura reggiana. I tre si incamminano verso le serre. Il padre e la madre ricompaiono dopo dieci minuti. Saman invece non torna, secondo gli investigatori è stata ammazzata.
E la spedizione dei tre pakistani della sera precedente sarebbe – per la Procura – la cupa preparazione di una sepoltura in vista del delitto di alcune ore dopo.
La spasmodica ricerca del cadavere riprenderà questa mattina e di nuovo con l’utilizzo dei cani molecolari. Si concentreranno sempre nella vasta area rurale dell’azienda agricola di proprietà dell’imprenditore Ivan Bartoli. Battute che in questi giorni si sono rivelate piuttosto difficoltose, visto che stiamo parlando di enormi appezzamenti di terreno che s’intrecciano con fossi e canali.
Se non vi saranno sbocchi, si passerà all’uso di una strumentazione sofisticata, finalizzata a rintracciare la sepoltura del cadavere, proprio perché l’ipotesi numero uno da parte degli investigatori è che Saman sia stata immediatamente seppellita nei terreni circostanti.
La tesi degli inquirenti è che il cadavere sia stato fatto sparire dopo aver scavato una fossa, o sia finito in un tombino scardinato con il piede di porco. Potrebbe trattarsi di un tombino che conduce alle condotte interrate per l’irrigazione dei campi, o di un coperchio delle cosiddette “tombe”, i doppifondi che raccolgono i liquami sotto le stalle. Oppure il corpo potrebbe essere stato gettato nelle vasche a cielo aperto presenti in zona per lo stoccaggio dei liquami. —
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