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«Per la banca Sanfelice 1893 ora serve un’aggregazione»

«Per la banca Sanfelice 1893 ora serve un’aggregazione»

Baraldi: «Va fatta al più presto con un altro o più istituti per avere la possibilità di monetizzare le azioni e certi responsabili del passato vanno perseguiti»

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Si ritorna a parlare di Sanfelice 1893 Banca Popolare, l’istituto di credito di San Felice che ha filiali nei territori di Modena, Bologna, Mantova e Reggio Emilia. Lo scorso 30 aprile si è tenuta l’assemblea dei soci, caratterizzata da una relazione che ha presentato un incremento del 10,1% della raccolta diretta e del 3,5% della raccolta indiretta, il margine da interesse in lieve flessione e il margine di intermediazione in crescita del 13%. Gli impieghi alla clientela sono saliti del 4,4%. Sanfelice 1893 ha effettuato accantonamenti prudenziali in misura tripla rispetto all’anno precedente e il conto economico si è chiuso con perdita di 3,9 milioni. Il patrimonio netto individuale è passato da 65,685 milioni a 62,482 milioni. Confermato Flavio Zanini alla presidenza. Il direttore generale è Vittorio Belloi. I soci della banca negli ultimi anni hanno dato vita a tre associazioni: “Stabilità per il Territorio” poi “Azionisti-Soci Banca Sanfelice 1893 Insieme per il futuro” e “Amici della Sanfelice 1893”, che ha il maggior numero di associati ed è presieduta da Davide Baraldi. Ora quest’ultima interviene sul momento vissuto dalla banca con una nota firmata dallo stesso Baraldi.

«Causa il Covid – si legge nella nota dell’associazione – si è registrata una perdita dovuta agli accantonamenti prudenziali suggeriti da Banca d’Italia. Dopo quasi tre anni, compresi 15 mesi di Covid, è necessario accelerare verso il passo finale. Aggregazione al più presto con un’altra o più banche, possibilmente con una valutazione ottimale per il nostro capitale sociale e magari la possibilità, per chi lo desidera, di monetizzare le proprie azioni, cosa a oggi assai difficile. Ci aspettiamo anche che vengano richiamati alle loro responsabilità gli artefici dei danni provocati a noi soci in passato. Perdite che hanno portato a una svalutazione del patrimonio di quasi il 50 per cento del suo valore. Da fine anni Novanta è stato un susseguirsi di operazioni che hanno di fatto penalizzato il corposo capitale. Le diverse gestioni della banca non sono riuscite a conservarlo. Addirittura lo hanno penalizzato con i loro compensi: un ex direttore generale è costato diversi milioni in poco più di tre anni. E poi niente dividendi (gli ultimi molto contenuti) assieme alle difficoltà nel poter vendere le azioni. Ora dal 2018 con il nuovo Cda le cose sono cambiate: un piano di risanamento generale e una forte vendita di Npl. E meno operazioni pericolose a differenza del passato, vedi En.Cor, Fini e qualche grande azienda che ci ha regalato milioni di crediti deteriorati. Forse qualcuno doveva capire già in partenza che quei prestiti non sarebbero più rientrati. Se sommiamo tutto quello che ha subito questa piccola banca si può dire che è veramente forte: le varie crisi, fallimenti di imprese, terremoto, pandemia e amministratori poco capaci. Ma la 1893 è ancora lì. Ora aspettiamo da questo Cda a cui abbiamo dato fiducia che concluda due cose. La prima: l’eventuale azione di responsabilità nei confronti di amministrazioni poco avvedute. La seconda: l’aggregazione con una banca che possa dare l’opportunità ai soci di godere di una soddisfazione economica su questo investimento fatto, in alcuni casi, addirittura già dai nostri nonni. Vorremmo poter decidere – conclude Baraldi – se lasciare una rendita ai nostri figli o monetizzare le nostre azioni. La banca non può certo dire che i suoi soci non abbiano avuto fino a oggi tanta, troppa pazienza». —



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