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Caso-chioschi, assessori dirigenti e Soprintendenza assolti anche in Appello

Francesco Dondi Serena Arbizzi
Caso-chioschi, assessori dirigenti e Soprintendenza assolti anche in Appello

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L’ex assessore all’urbanistica Daniele Sitta, il suo ex collega al settore economico Stefano Prampolini, l'architetto comunale Marco Stancari e le due dirigenti della Soprintendenza a Bologna Paola Grifoni e Graziella Polidori sono stati assolti anche in Appello per il caso-chioschi. Dopo l’assoluzione del giugno 2017 ieri il collegio di Bologna, presieduto dal dottor Stigliano, ha ribadito che il fatto non sussiste. La svolta è arrivata intorno alle 13.30 quando l’avvocato Andrea Stefani, che rappresentava Italia Nostra, ha iniziato a discutere il processo, depositando conclusioni e nota spese.

A fronte di ciò e dopo che la Procura generale aveva anticipato l’avvenuta prescrizione dei reati, chiedendo comunque l’accoglimento dei motivi di ricorso presentati dal pm Claudia Natalini, i giudici hanno inviato anche gli altri legali a concludere per poi decidere per l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" con doppia conforme, aspetto giuridico che restringe le possibilità di arrivare in Cassazione.

«È stato molto faticoso – dice l’avvocato Roberto Chiossi, che ha rappresentato l’architetto Stancari – Ma ne è valsa la pena discutere anche in appello per ottenere un’altra assoluzione. Siamo molto contenti anche perché finalmente il parco ha nuovi occhi rispetto alle brutture e alla mala frequentazione di prima».

Nelle prossime settimane verranno depositate le motivazioni della sentenza che consentiranno di approfondire la conferma, in secondo grado, di quanto già stabilito nel 2017 dal Tribunale ordinario.

Dopo la notizia dell’assoluzione perché il fatto non sussiste hanno iniziato a circolare anche i conti del processo, ossia le spese a cui si è dovuto far fronte per sostenere gli oneri del procedimento giudiziario durato oltre sette anni.

Entrando nel dettaglio, si calcola che per il Comune di Modena l’onere sia stato di circa 300mila euro, mentre per la Soprintendenza, coinvolta, come detto, con due imputate, tale somma si aggira sui 100mila euro. Entrambi gli importi includono spese legali e altri oneri necessari per la difesa,

Tra gli imputati dell’inchiesta ribattezzata “Chioscopoli due”, iniziata ufficialmente nel marzo 2014 con i sequestri, c’era anche l’ingegner Giovanni Villanti, “dominus” per una trentina d’anni dell’Urbanistica in città e deceduto nel 2018. «Questo procedimento coinvolgeva anche Gianni Villanti che non c’è più – rimarca l’ex assessore Daniele Sitta ricordando Villanti – Non dico che sia morto per questo processo anche se ci è stato molto male, ma mi è dispiaciuto che sia morto da imputato. Questo mi dà fastidio per la memoria che ho dal punto di vista tecnico e intellettuale. Questa persona non si meritava una gogna di questo tipo».

«I chioschi che hanno riaperto sono stati la condizione perché famiglie e ragazzi riprendessero a frequentare il parco – aggiunge Sitta – Mi auguro che le altre attività che non sono riuscite a ripartire riescano a farlo. I bar e i ristoranti con le loro aperture all’esterno sono quelle che danno vita a un centro e la frequentazione è la chiave per evitare che quei luoghi diventino preda di organizzazioni malavitose. Per fortuna i cittadini non ricordano più com’era la Pomposa prima che ci mettessimo mano... Non si poteva passare di lì perché si rischiava la pelle». —

Francesco Dondi

Serena Arbizzi



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