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Le mafie a caccia di business «Attenzione alle coltivazioni»

Stefania Piscitello
Le mafie a caccia di business «Attenzione alle coltivazioni»

Convegno in università con tutti gli investigatori e focus sulle interdittive Si distinguono i notai, sempre più propensi a segnalare operazioni sospette

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Stefania Piscitello

Anche, e soprattutto verrebbe da dire, in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, non si ferma l’azione dello Stato nel contrasto alla criminalità organizzata. L’emergenza finanziaria ed economica dettata dalla pandemia non ha risparmiato neppure il territorio emiliano romagnolo, noto per essere molto florido.

«Vi è la consapevolezza che le piccole e medie imprese possono diventare un potenziale affare per la criminalità organizzata, sempre pronta ad approfittare della crisi», così Paolo Bigi, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Modena nel corso del seminario “Criminalità organizzata economica e interdittive antimafia” promosso da Unimore in collaborazione con l’Assemblea legislativa nell’ambito del progetto regionale triennale “Le università dell’Emilia-Romagna contro le mafie”.

È proprio tra le difficoltà degli imprenditori che si insinua la criminalità; nell’ultimo anno e mezzo di pandemia è ad esempio aumentata la difficoltà di avere accesso al credito: «Un fattore che può lasciare spazio al fenomeno dell’usura», ha spiegato Bigi. Ci sarebbero alcuni segnali che lasciano pensare che in alcuni contesti più ricchi, come ad esempio a Modena, il fenomeno potrà forse esserci tra qualche tempo. Qui infatti vi è una ricchezza di base degli imprenditori che hanno potuto meglio affrontare questo primo periodo: l’importante è che ci sia una ripresa.

I report che ha pubblicato recentemente l’Osservatorio permanente monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazioni mafiose nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, mostrano però un aumento delle interdittive antimafia. «Rispetto a un anno prima – ha illustrato i dati Angelo Ancona, Comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Modena – c’è stato un incremento delle interdittive del 9,7 per cento, e un incremento delle operazioni sospette del 7 per cento».

I settori che nel periodo della pandemia hanno subito un incremento importante per quanto concerne le misure interdittive – si parla di mille solo nel 2020 – sono quello edilizio, quello delle coltivazioni, il commercio, lo smaltimento dei rifiuti.

«L’Emilia Romagna e Modena – ha commentato Mario Paternoster, dirigente della Squadra mobile della questura di Modena – fanno parte di un tessuto ricco di aziende importanti». Un territorio appetibile, per chi vuole fare affari. A detenere il primato è ancora la ’ndrangheta: «Ma ci sono interdittive che hanno riguardato organizzazioni che vanno fuori dalle mafie conosciute. Sono nuove mafie che si affacciano e si muovono all’ombra delle più famose», ha sottolineato.

Ecco perché è fondamentale fare rete per contrastare il fenomeno delle infiltrazioni, così come sono fondamentali le segnalazioni che arrivano da diverse categorie professionali, vere e proprie sentinelle: i notai innanzitutto, che dalle ultime statistiche risultano essere tra i primi a segnalare operazioni sospette, che possono essere riconducibili a tali fenomeni. Fare rete è fondamentale anche per gli enti locali: aspetto evidenziato da Andrea Bosi assessore alla Legalità e vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico. È in tal senso che il Comune di Modena si sta impegnando: «L’Emilia Romagna è la prima regione al nord per il numero di interdittive antimafia. Vuol dire che c’è grande interesse da parte dei gruppi criminali a stare sul territorio». —

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