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Modena e lo sport: una provincia pigra e anche i bambini riducono le attività

Gabriele Farina
Modena e lo sport: una provincia pigra e anche i bambini riducono le attività

La sorveglianza “Passi” offre la fotografia medica e sociale Solo il 2% fa attività di base. Più si è in crisi meno ci si muove

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Gabriele Farina

Lo sport, questo sconosciuto. L’attività fisica a Modena e in provincia sta infatti diventando sempre più saltuaria. Un’eccezione che non consiste tanto nei risultati raggiunti, quanto nella pratica quotidiana. Dai dati emersi dal progetto di sorveglianza “Passi”, circa 79mila modenesi dai 18 ai 69 anni si possono non a caso definire sedentari. La stima equivale al 17% della popolazione di riferimento: oltre uno su sei.

Il problema è comunque trasversale. I dati dell’indagine “OKkio alla salute” (svolta nel 2016) mostrano come un bambino modenese di 8-9 anni su cinquanta (2%) pratichi una disciplina sportiva in modo strutturato. Ben superiore la fascia dei pari età che risulta invece non attiva (17%) oppure la percentuale di coloro che effettuano giochi di movimento (32%).

Con il crescere dell’età aumenta il valore di chi pratica sport in modo continuativo. Dall’indagine regionale Hbsc (condotta nel 2018 su giovani dagli 11 ai 15 anni) emerge che il 9% dedichi allo sport almeno un’ora al giorno. Nella maggior parte dei casi (56%), la pratica sportiva si riduce dalle due alle quattro volte a settimana.

La sorveglianza “Passi” mostra che un modenese su due (dai 18 ai 69 anni) si può definire attivo in senso stretto. La percentuale del 50% è inferiore a quella regionale (55%), ma superiore alla media italiana (48%) e circa 158mila modenesi nella fascia 18-69 si possono definire “parzialmente attivi”. L’Organizzazione mondiale della sanità include in tale intervallo coloro che tra 18 e 64 anni svolgono 150 minuti di attività aerobica moderata oppure 75 minuti di attività aerobica intensa alla settimana.

L’inattività, è ormai un dato accertato, cresce con l’età. Tre over 69 su dieci a Modena e provincia si possono definire poco attivi mentre il valore di attivi scende dal 50% al 43%. Si può quindi dire che lo sport unisce nello spirito, ma non nella sostanza. Dalla sorveglianza “Passi” emergono differenze significative non soltanto per l’età, ma anche per il genere, l’istruzione, il bilancio familiare e la cittadinanza. Per esempio, sono più attivi gli uomini (54%) delle donne (45%), i laureati (53%) e i diplomati (52%) rispetto a chi si ferma alla licenza media (45%) o al massimo all’elementare (42%). Chi non ha difficoltà economiche è attivo al 52%, chi ne ha molte riduce anche la pratica sportiva (39%). Non avere la cittadinanza appare un ostacolo aggiuntivo: gli italiani sono attivi al 50%, gli stranieri al 46%.

Esistono inoltre differenze tra i territori. I distretti di Pavullo, Vignola e Sassuolo registrano la percentuale più alta di attività sportiva in provincia (52%). Gli omologhi di Modena e Castelfranco ricalcano la media provinciale del 50%. I distretti di Carpi e Mirandola fanno segnare invece i valori più bassi con il 45%. Il record di sedentari in provincia si registra al distretto di Mirandola (19%). Seguono Vignola e Sassuolo (18%), Castelfranco (17%), Carpi (16%) e Pavullo (12%).

«Non sono differenze significative dal punto di vista numerico – osserva il dottor Giuliano Carrozzi, coordinatore della sorveglianza “Passi” – ma sono dislivelli sostanziali sul piano della salute. Per quanto riguarda i comportamenti anche un punto percentuale può fare la differenza. È molto difficile togliere le persone dalla sedentarietà, per cui raggiungere un punto percentuale in meno può essere un grande risultato».

Il medico richiede un intervento all’azione a livello individuale e collettivo. «Chiamiamo lo studio Passi “sorveglianza” perché sorvegliare vuol dire monitorare con continuità un fenomeno – insiste Carrozzi – per poi trasmettere i risultati ai decisori. Non sono dati di curiosità, ma informazioni utili per l’azione». Informazioni utili che i professionisti della salute hanno il compito di condividere con i propri assistiti, ma non sempre accade. “Passi”, infine, evidenzia come il 35% degli intervistati (18-69 anni) ha ricevuto il consiglio di svolgere regolare attività fisica. Sono soprattutto modenesi obesi (55%), con almeno una malattia cronica (49%), in difficoltà economiche (41%) oppure sedentari (40%). —

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