Pechino proibisce di commemorare Tiananmen: arresti e tensione con gli Usa
Per la prima volta a Pechino blindato Victoria Park Proteste a Hong Kong, il vescovo: «Non dimentichiamo»
roma. Gli attivisti di Hong Kong hanno sfidato il divieto di commemorare le vittime di piazza Tiananmen; e il trentaduesimo anniversario della strage è stato segnato nell’ex colonia britannica dall’arresto di un’attivista del gruppo che organizza la veglia annuale.
Victoria Park blindata
Per la prima volta dal 1990, Victoria Park, a Pechino, dove si tiene la veglia annuale, si presentava vuoto e transennato alle otto di ieri sera, le 14 in Italia: circa tremila agenti hanno circondato l’area verso cui sono confluite, in serata, centinaia di persone e attivisti che hanno scelto di ricordare, nei pressi del parco, le vittime della repressione nella piazza centrale di Pechino: in molti hanno acceso candele, anche elettriche, mentre altri hanno illuminato le torce dei loro smartphone. Per le strade di Hong Kong sono risuonati gli slogan delle proteste pro-democrazia del 2019, come «Liberare Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi» e «Indipendenza di Hong Kong, unica via d’uscita»: la tensione è salita a Causeway Bay, sull’isola di Hong Kong, e a Mong Kok, dove la polizia ha avvertito la folla che il raduno stava avvenendo in contravvenzione alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a fine giugno 2020. Per la prima volta in assoluto, la strage di Tiananmen non è stata commemorata pubblicamente in nessuna parte del mondo dove si parla cinese, neppure a Taiwan, a causa delle normative anti-Covid in vigore: la presidente, Tsai Ing-wen, ha però voluto ricordare su Fb, le vittime della repressione e il valore della democrazia nell’isola. A ricordare la strage di 32 anni fa a Pechino, è stato anche il vescovo emerito di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen.
Il monito del vescovo «Non dimentichiamo», ha detto nell’omelia della Messa che ha celebrato ieri. «C’è un ricordo profondo di quello che è successo il 35 maggio», la data usata per indicare il giorno della strage di cui non sono noti i numeri reali, ovvero il 4 giugno 1989, e di cui Pechino vuole rimuovere il ricordo.
Sei arresti
A fine giornata, il bilancio è stato di sei arresti per assemblea illegale, che si aggiungono ai due della mattina, tra cui Chow Hang-tung, attivista della Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements, l’ente che organizza la veglia annuale. La ricorrenza ha riacceso le polemiche tra Cina, da una parte, e Stati Uniti e Unione Europea, dall’altra.
Usa e Ue protestano
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha ricordato la «lotta per la democrazia» del popolo cinese, che riecheggia anche a Hong Kong, dove la veglia di commemorazione delle vittime della strage è stata vietata per il secondo anno consecutivo. L’Ue, invece, ha chiesto il «rilascio immediato» dei difensori dei diritti umani, imprigionati o già condannati per le veglia dello scorso anno, anch’essa vietata per le normative anti-Covid: tra gli arrestati c’è anche l’attivista pro-democrazia, Joshua Wong, già in carcere, che ha subìto una condanna a dieci mesi di carcere per assemblea illegale, e il magnate dei media Jimmy Lai, anch’egli in carcere e in attesa di processo. Pechino ha respinto le critiche al mittente e ha puntato il dito contro gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ha espresso la «ferma opposizione» del governo cinese alle critiche Usa verso quelle che Pechino definisce «turbolenze politiche» avvenute alla fine degli anni Ottanta, e che considera una propria questione interna. «Prima di attaccare altri Paesi sui cosiddetti diritti umani», ha scandito il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, «gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi allo specchio e vedere le loro stesse violazioni dei diritti umani». —
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